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“Essere donna è sanguinare, in senso letterale e in senso figurato”: Olave Nduwanje e la femminilità trans e non binaria



Traduzione: Alessandra Innocente

Author Pic: Prof.lumacorno  Source: Wikipedia License: Attribution-Share Alike 4.0 International

“Molte persone si sentono minacciate dalla mia pretesa di femminilità”. A dirlo in un articolo di One World è Olave Nduwanje, donna trans non-binary. La sua riflessione sul significato di “essere donna” è nata da una discussione avuta con sua nipote, quindicenne, dopo aver dichiarato di non essere più una ragazzina, ma bensì una donna. Come prova di questo suo passaggio da una fase all’altra della vita, ha spiegato di essere diventata una donna da quando ha il ciclo. Sua mamma e Olave cercano quindi il modo di spiegarle cosa significa essere una donna e come lo si diventa. Entrambe si definiscono tali pur vivendo la loro vita lontane dalla classica definizione di “essere donna”.

“Viviamo al di fuori delle solite norme di genere e dalle aspettative degli altri sul nostro corpo. Siamo orgogliose del nostro essere donne e ci impegniamo per l’uguaglianza e la liberazione di tutte le donne. Siamo di colore (io burundese e lei portoghese-algerina), grasse, forti, ambiziose, orgogliose e attiviste. Essere una donna è un concetto costitutivo per definire chi siamo, come siamo trattate, per cosa possiamo e dobbiamo fare. Lei è una donna cisgender, io una donna transgender.”

Olave parla di come la Chiesa, gli opinionisti di estrema destra o le TERF (femministe radicali trans-escludenti) non rispettino la sua identità di genere come donna trans. Hanno paura che siano persone come Olave a distruggere l’ordine naturale della società. Sono loro a confermare ciò che crede sua nipote, ovvero che le mestruazioni definiscono il diventare matura, l’essere di sesso femminile in un modo “determinato dalla natura e da Dio”.

Olave racconta poi di come ha spiegato alla nipote che essere donna non richiede un sacrificio di sangue. Racconta di ridere pensando all’assurdità di una donna che rivendica la sua femminilità anche senza avere il ciclo e avendo un pene. Ride anche per la voglia di essere una donna in un mondo patriarcale. “Però dobbiamo essere onesti: essere donna richiede un sacrificio di sangue. Essere donna è sanguinare, in senso letterale e in senso figurato.” Per Olave, le donne sono oppresse, escluse e stigmatizzate in tutto il mondo. La violenza non proviene solo dagli uomini, ma anche da un sistema che legittima leggi e istituzioni diseguali. Un sistema in cui una “femminista” può twittare che “una volpe non appartiene ad un pollaio, anche se si identifica come pollo”, un sistema in cui questo tweet viene apprezzato da una “femminista” influente come J. K. Rowling.

Olave prosegue, nel suo articolo, parlando di come lei sia stata capace di capire questo sacrificio di sangue che è l’oppressione, arrivando da un background di privilegio dato dalla mascolinità. Ricorda di come, da piccola, dovesse sopprimere la donna che sentiva dentro sé, soffocata dalle stesse mani che la obbligavano ad essere maschio. “Essere donna sembra essere un’identità politica, che di conseguenza ci dà il diritto a giustizia, liberazione, dignità, sicurezza e solidarietà. È per questo che le donne creano organizzazioni femministe, collettivi e spazi sicuri. La volontà di difendere questi luoghi diventa poi fondamentale. Ne è però un esempio negativo il Michigan Womyn’s Music Festival, a cui è stato negato l’accesso alle donne non nate come tali. Secondo la tradizione, era necessario spogliarsi per accedere all’evento, in modo da non creare equivoci.

In certe comunità femministe, l’esclusione delle donne trans nasce dalla definizione di donna come identità biologica inequivocabile e oggettivamente riconoscibile. Donna equivale quindi ad una categoria scientifica. Queste persone, per cui il genere è tale e non un costrutto sociale, resistono all’ideologia gender. In certi paesi, dove questa resistenza ha avuto i suoi effetti, non è effettiva la Convenzione di Istanbul, convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Nemmeno la scienza è di supporto, dice Olave, in quanto ha contribuito a confermare l’immagine femminile come “il genere più debole, la deviazione, l’isteria e l’irrazionale”. Ne è un esempio quanto successo a Caster Semenya, il cui corpo non rientrava nelle norme previste per la categoria femminile. “Auguro a mia nipote una comprensione generosa e flessibile dell’essere donna. Mi auguro che le sue compagne siano donne con corpi, storie e conoscenze diverse dalle sue. Le auguro donne di colore, religiose e non, grasse, con disabilità, trans, femminili, combattive, disobbedienti, premurose, povere, anziane, intersessuali, lesbiche, bisessuali e asessuali.”






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