A tre settimane dalle parziali riaperture del I giugno, il numero di contagi da coronavirus e di ricoveri in terapia intensiva non sembra essere aumentato in maniera significativa. Le misure, insomma, sembra funzionino e una seconda ondata di contagi appare al momento improbabile, dice il Jacco Wallinga di RIVM, al quotidiano AD.

Benchè sia poco probabile, una seconda ondata non è del tutto da escludere: il tracciamento e il monitoraggio danno risultati ma qualcosa può andare storto, soprattutto ora se le persone sentendosi al sicuro cominciassero ad ignorare le misure di distanziamento.  “Il virus non ha lasciato il Paese, possono esserci ancora focolai”, ha detto Wallinga.

Nonostante il basso numero di contagi, gli insegnanti temono che le autorità sanitarie non stiano tenendo un occhio -come dovrebbero- sulla situazione. Alcuni GDD potrebbero dire esattamente quali scuole sono state investite da focolai ma altre non sono state in grado di fornire queste informazioni: le autorità monitorano solo i grandi focolai.

“Potremmo sapere quante infezioni ci sono tra gli insegnanti, ma non abbiamo idea di quante scuole elementari abbiano avuto casi di corona”, ha detto al giornale Eugenie Stolk del sindacato AOb.