The Netherlands, an outsider's view.

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Enschede, la città tra proteste dei neofascisti e violenze

Sei arresti dopo manifestazione contro i richiedenti asilo e l'accoltellamento di dipendente pubblico vicino al futuro centro per rifugiati



Sei le persone arrestate a Enschede qualche giorno fa a causa di comportamenti inopportuni, tra cui saluti nazisti e attacchi fisici, tenuti nel corso di una dimostrazione anti-rifugiati. La dimostrazione, organizzata contro il piano municipale di apertura del nuovo centro per rifugiati, ha attirato circa 400 persone, secondo ANP. Il corteo, inizialmente ristretto a una zona periferica, è stato bloccato dalla polizia, su ordine del sindaco, quando un gruppo di contestatori ha deciso di puntare verso il centro città.

Sempre nella cittadina dell’Overijssel, poi, la scorsa settimana alcuni membri del movimento di estrema destra NVU avevano partecipato a un incontro organizzato dal Gemeente riguardo i rifugiati, creando disordini nel corso dell’assemblea.

Il 2 novembre, infine, un dipendente pubblico del comune è stato accoltellato sei volte a poca distanza dall’area nella quale dovrebbe sorgere il centro di permanenza temporanea per migranti.

Tempi turbolenti

In diverse parti d’Olanda, nel corso degli ultimi mesi, si sono moltiplicati gli attacchi intimidatori nei confronti dei richiedenti asilo, gli assalti ai centri per rifugiati e le minacce verso i politici locali.

Appena una settimana fa a Wormerveer, piccolo centro nei pressi di Zandaam, un attentato incendiario aveva colpito le auto appartenenti al capogruppo dei Groenlinks Harold Halweijn, favorevole all’accoglienza dei richiedenti asilo presso un’ex scuola comunale ora in disuso.

Sempre il mese scorso, invece, nel piccolo paesino di Oranje i residenti barricavano le strade per bloccare l’arrivo di 700 rifugiati, mentre a Rijswijk, vicino l’Aja, i membri del Consiglio Municipale ricevevano lettere minatorie per aver aperto un nuovo “rifugio per vluchtelingen”.

Clima da KKK anche a Utrecht, dove a inizio ottobre si è tenuta la prima manifestazione olandese della formazione islamofoba Pegida, conclusasi con un’aggressione al vicino centro per migranti di Woerden, nel quale sono ospitati 148 siriani di cui 51 bambini, da parte di una ventina di persone incappucciate.

 

E la politica cosa fa?

Al momento pare non sappia esattamente come arginare un malcontento popolare in crescita, assieme a un partito di estrema destra xenofobo e razzista, il PVV, che secondo alcuni sarebbe vicino al 30% dei consensi e il cui leader considera i richiedenti asilo una “bomba di testosterone contro madri e figlie Olandesi”.

Non fa di più l’Unione Cristiana (CU), che chiede una svolta repressiva delle politiche migratorie nazionali e la chiusura del confine esterno europeo. Halbe Zijlstra, leader dei liberali VVD, da tempo parla invece di ridurre i fondi per l’accoglienza e organizzare un’assistenza frugale per i rifugiati, con l’obiettivo di rendere l’Olanda un paese meno attraente.

Un’atmosfera preoccupante, insomma, quella che si respira nei Paesi Bassi. Che ha costretto Re e parlamento a lanciare un generale appello alla calma. “Basta con minacce e intimidazioni”, infatti, è l’inizio di una lettera sulla “questione rifugiati” scritta da Jesse Klaver e firmata da molti capigruppo alla Tweede Kamer.

Anche da Wilders, che ha poi richiamato i fedeli alla “resistenza” contro l’arrivo di richiedenti asilo e contro la codardia del parlamento.






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