“Paralizzato da paternalismo”, così titola in un pezzo di opinione il settimanale conservatore Elsevier che critica la giunta rosso-verde per i molti “verboed” approvati dal suo insediamento.

“Negli ultimi mesi non passa quasi settimana senza che le autorità cittadine di sinistra ad Amsterdam suggeriscano un divieto.” Il partito liberal-conservatore VVD parla di “divieto della settimana” e persino l’estrema destra del Forum voor Democratie è “inorridita” per i tanti divieti.

Vietato navigare di notte, vietate più di dodici persone a bordo ora il comune valuta la possibilità di bere mentre si naviga, vietati i tour del red light, vietati i tour gratuiti, vietati pub crawls e negozi non turistici. E poi, l’ultima, vietate le auto in città dal 2030.

 


Mercoledì scorso, il consiglio comunale ha anche approvato il divieto di visite guidate al Quartiere a luci rosse, che è stato già annunciato a marzo dall’assessore D66 Udo Kock. Di conseguenza, dal 1 ° gennaio, le guide non sono più autorizzate a portare i turisti nel Red light perchè “non rispettosi nei confronti delle sex workers”, crede Kock. “Non è più tempo di vedere le lavoratrici del sesso come un’attrazione turistica”.

E così i partiti di destra si sono riscoperti “paladini” delle libertà in un singolare rovesciamento dei ruoli: se i movimenti permissivi sono spesso individuati a sinistra e quelli conservatori a destra, ad Amsterdam i ruoli sono in un certo senso invertiti.

 

In realtà, i divieti imposti dalla municipalità sono mirati a contenere il disagio nella capitale causato dall’enorme pressione turistica e dall’aumento della popolazione negli ultimi anni. I divieti, insomma, sono orientati in una specifica direzione. Fvd, infatti, lamenta lassismo da parte dell’amministrazione quando si tratta di divieto di burqa, squatters e richiedenti asilo. Divieti selettivi, insomma.