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Nell’ottobre del 1990 i territori della Germania dell’Est venivano annessi alla Repubblica Federale Tedesca. Una data fondamentale – anche se fin troppo abusata – per la Germania e non solo.

In quello stesso anno nascevano anche i “figli della caduta del Muro”, quelli che ieri nelle votazioni per il Parlamento tedesco non sono più considerati under 30. I loro fratelli e sorelle, però, assieme ai tre milioni di giovanissimi che per la prima volta sono stati alle urne e che non hanno mai vissuto al di fuori dei sedici anni di cancellariato Merkel, sono i diversamente giovani a cui oggi si guarda. Un calderone ma anche una tendenza in atto.

Il day after è tempo di bilanci e analisi. Al di là dei singoli risultati (“vittoria” della SPD, crollo della CDU e la Linke che entra al Bundestag per il rotto della cuffia, grazie ai voti di Berlino Est e Leipzig, i due più importanti centri dell’ex Germania orientale) e delle possibili coalizioni (semaforo o Giamaica bisogna ancora aspettare per valutare i margini politici più che i semplici numeri) un punto interessante è: come hanno votato gli under 30? 

Risultati alla mano, oltre all’immaginabile balzo dei Verdi (che hanno raddoppiato i consensi) e alla leggera flessione dei Socialdemocratici, Alternative dur Deutschland e Linke, ciò che salta agli occhi è il crollo della CDU della Merkel e il 20% dei liberali.

Rispetto ai sondaggi di qualche settimana fa, il dato non fa che rafforzare quello che già si pensava sarebbe successo.

Il sondaggio “Teengeist” condotto dall’agenzia di comunicazione Fischer-Appelt insieme all’istituto di marketing Appinio mostrava che il 18,7% delle 1.000 persone intervistate tra i 16 e i 24 anni intendeva votare per i Verdi – più che per qualsiasi altro partito. E domenica hanno totalizzato il 22%.

Quando nell’ottobre del 2020 il ministro dell’economia della CDU Peter Altmaier commentava su twitter la proposta dell’Fdp di portare il voto a sedici anni, diceva ai liberali: “siete i migliori alleati dei verdi“. Alla luce di quanto successo ieri, non aveva tutti i torti.

“FDP e i Verdi hanno posto un’attenzione relativamente forte sui giovani elettori semplicemente attraverso i temi e il focus delle loro campagne elettorali”, ha detto la politologa Anne Goldman dell’Università di Duisburg-Essen. “Due argomenti soprattutto sono fattori decisivi per questi elettori: il clima e la digitalizzazione. I Fridays for Future sono cresciuti molto negli ultimi anni, ed è chiaro che i Verdi stanno cercando di renderli centrali nella loro campagna”, ha aggiunto.

Fin qui nulla di nuovo. Ma cosa c’entra il Partito Liberale Democratico di Christian Lindner che ieri ha raccolto l’11,5% dei voti totali e ben 92 seggi?

Per molti under 30 l’attrattività del FDP sta nel suo slogan: “fare più soldi e non preoccuparsi solo di ridistribuirli“. Un’opposizione netta alle ricette più in voga a sinistra. Certo, anche la pandemia ha giocato un ruolo importante: l’FDP ha fatto breccia anche per l’opposizione all’obbligo vaccinale e alle scelte del governo in tema di Covid.

I programmi di FDP e Grüne sembrano offrire anche un’alternativa democratica rispetto alle eccessive cautele e l’assenza di proposte di cambiamento radicale per il futuro da parte di SPD e CDU. Insieme Verdi e Liberali hanno più voti dei maggiori partiti presi singolarmente.

Inoltre FDP, soprattutto in Turingia, Sassonia e nell’est del Paese, tiene a freno l’Afd che spopola tra i più giovani.