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Economista italiano in NL a 31mag: l’Olanda teme l’UE di trasferimento? Per i paesi forti è un vantaggio

di Viola Zuliani

Author pic: LIBER Europe Source: Flickr License:  Some rights reserved

A dispetto della tregua momentanea, la crisi politica nord-sud d’Europa a proposito degli UE per il dopo coronavirus non sembra rientrare. Che sia una crisi strutturale e senza ritorno per l’Unione? La politica è imprevedibile e altrettanto lo sono i compromessi che gli Stati dell’Unione potrebbero raggiungere per evitare un’ulteriore escalation, soprattutto a proposito dei cosidetti “coronabond”. Abbiamo chiesto, allora, ad Enrico Perotti, professore di Finanza Internazionale alla Amsterdam Business School di spiegarci cosa vuol dire “Unione di trasferimento”, un concetto molto diffuso nella guerra dialettica tra paesi “frugali” e Sud Europa e agitato spesso da Olanda e Germania con la semplificazione “il nord è il bancomat del sud”.

“Dal punto di vista economico bisogna tenere conto del fatto che anche gli “Stati deboli” contribuiscono alla solidità fiscale di quelli forti. We are all in it together”, dice Perotti a 31mag. “Di conseguenza, “è legittimo avere una compensazione fiscale, non è solo questione di essere solidali”.

Per il docente, che si è occupato della tematica nel suo articolo “The euro: A transfer union from the start” (E. Perotti, O. Soons, 2019)  “l’Unione Europea è stata un’unione di trasferimento fin dalla sua creazione”: l’avvento dell’euro ha avuto, infatti, due effetti principali: le nazioni più forti, o core, hanno visto la propria moneta svalutarsi e ne hanno guadagnato in termini di capacità fiscale; mentre quelle più deboli, o periphery, hanno rivalutato la propria moneta. Questa rivalutazione ha, però, comportato una maggiore debolezza fiscale ed una maggiore difficoltà a sopportare lo stesso ammontare di tassazione.

Si può affermare, quindi, che il concetto di unione di trasferimento abbia per quelli del sud un significato diverso da quello inteso dai Paesi “core”. Si tratta, infatti, di un trasferimento implicito, in termini di capacità fiscale, che va dai Paesi del sud verso quelli del nord, e non il contrario.
Le condizioni fiscali sono, infatti, “più facili nei Paesi Bassi rispetto all’Italia, in quanto strutturalmente il sistema li facilita da questo punto di vista”.

Sembra, però, che i Paesi del nord che stanno lottando contro i coronabonds, dimentichino questo particolare e credano di aver raggiunto la loro posizione privilegiata senza l’aiuto di nessuno. L’immagine del sud spendaccione, insomma, è ben più complessa di quanto la propaganda nazionalista a nord la dipinga.

Il problema, tuttavia, è che questo tira e molla istituzionale -che sta andando avanti ormai da settimane- non porterà beneficio alla solidità dell’UE.
“Il problema è serio”, commenta Perotti, “psicologicamente gli italiani sono traumatizzati e se in questo momento in cui hai paura e hai bisogno di un senso di sicurezza e solidità, l’UE non c’è, allora l’UE non esiste. E’ un momento cruciale da quel punto di vista“, e aggiunge: “Io conosco il governatore della banca d’Olanda, e  il suo intervento di un mese fa era in direzione opposta alla politica di rigore del governo. Però nessuno andrà a raccontare in giro queste cose perchè la gente non le sente volentieri”.

L’eventuale rottura degli equilibri dell’Unione Europea, porterebbe dei grandi svantaggi per i Paesi cosiddetti core, prosegue Perotti, poichè si troverebbero nella situazione di non poter più godere degli stessi vantaggi fiscali e della stessa competitività a livello di mercato: “se loro non capiscono quello che c’è in ballo e il sistema si rompe i paesi forti hanno moltissimo da perdere”. Questo perchè non si troverebbero più ad agire in condizioni fiscali avvantaggiate e con una competitività maggiore”, afferma Perotti.

Nonostante ribadisca la legittimità dei paesi periphery a richiedere fondi europei di aiuto, il prof. Perotti ritene molto improbabile che paesi come l’Olanda e la Germania alla fine cedano all’emissione dei coronabonds. Il problema, in questo caso, non è solo finanziario: “Dare i soldi all’Italia è anche politicamente inacettabile, perchè l’Olanda non si fida di come poi verranno spesi. Un’altra possibilità è quella di avere dei programmi centralizzati, quindi non gestiti dagli Stati che intervengano direttamente con aiuti alla popolazione; una forma di contributo mirato ad alleviare la condizione di sofferenza  invece di passare sempre per il mercato, con fondi che richiedono altri tipi di garanzie”.

Secondo Perotti, d’altronde, la semplice erogazione di fondi non è sufficiente, si dovrebbe invece pensare a come fornire degli aiuti indirizzati a risolvere problemi concreti e specifici.

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