L’Olanda è stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani, al risarcimento di 27,500euro per aver violato l’art.3 della Convenzione europea che vieta trattamenti inumani e degradanti. Larry Murray, cittadino dei Paesi Bassi ha scontato la pena dell’ergastolo presso il carcere di Curacao, nelle ex Antille olandesi, per aver ucciso negli anni ’70 Darly Lai un bimbo di 6 anni. Dopo la sentenza, emessa nel 1980, e nonostante problemi di salute mentale dell’uomo, le autorità hanno sempre rigettato le richieste di grazie e la revisione del processo. Nell’istanza presentata nel 2015 ai giudici di Strasburgo, i legali di Murray lamentavano il rifiuto del tribunale di sorveglianza di inserire l’uomo nel regime carcerario riservato a detenuti con problemi psichiatrici; in assenza di quest’ultima condizione, programmi riabilitativi che avrebbero potuto portare ad una revisione della pena, sarebbero stati impossibili. A dicembre 2014, dopo aver scontato 34 anni in carcere, a Larry Murray è stata concessa la grazia a causa di una malattia in stato terminale. L’uomo è deceduto poche settimane dopo. 

Secondo Strasburgo, l’assenza di un percorso riabilitativo di tipo psichiatrico ha di fatto azzerato le chance di Murray di poter ottenere uno sconto di pena. Nel rigetto delle richieste di revisione, inoltre, avrebbe giocato un ruolo determinante l’intento repressivo e “vendicativo” del tribunale di primo grado.

Non è la prima volta che Strasburgo critica l’Olanda per le condanne all’ergastolo: secondo la Convenzione europea per i diritti umani, infatti, la detenzione senza prospettive di futuro rilascio sarebbe incompatibile con i principi fondamentali della Carta. Nei Paesi Bassi, sarebbero oggi 36 i detenuti che scontano la pena del carcere a vita.