La storia di Anna-Ans Van Dijk è tragica e incredibile, rimossa dalla memoria collettiva olandese e chiusa nei circoli di storici e critici della Seconda guerra mondiale; su di lei è stato addirittura scritto un libro De prooi wordt jager, il racconto di un’ebrea olandese lesbica e collaborazionista, l’unica donna giustiziata in Olanda per attività di supporto ai nazisti.

Nata ad Amsterdam nel 1905 da famiglia ebraica, Anna Van Dijk sposò nel 1927 Bram Querido e insieme aprirono una bottega di cappelli. Secondo la ricostruzione storica, il padre della Van Dijk mori nel ’39 in un ospedale psichiatrico e poco dopo la donna divorziò dal marito. Fino ad allora, con 13 anni di di matrimonio alle spalle ed un’attività economica familiare da mandare avanti, dice l’HP De Tijd, la sua era stata una vita ordinaria. Ma dopo il divorzio, qualcosa deve essere successo: venduta la prima attività, ne avrebbe aperta una, Maison Evany, a Nieuwendijk. Presto, la donna avrebbe iniziato una relazione con Miep Stodel, una giovane commessa del negozio.

Ma nel ’41 la bottega venne chiusa dai nazisti perchè le leggi razziali approvate in Olanda, non consentivano ad ebrei di possedere attività commerciali; Miep Stoedel, sotto mentite spoglie, fuggi in Svizzera mentre Anna Van Dijk, decise di rimanere: prima aiutò gli ebrei a nascondersi ma nel ’43 fu costretta, a sua volta, ad entrare in clandestinità.

Nello stesso anno, fu rintracciata ed arrestata dal Sicherheitsdienst (SD) l’unità della polizia con il compito di dare la caccia agli ebrei: rilasciata dietro promessa di collaborare con le forze occupanti, ricominciò -ufficialmente- ad aiutare gente della sua comunità che cercava un nascondiglio o documenti falsi per lasciare il paese con una nuova identità: il suo nuovo nome era Ans, combattente del movimento Vrij Nederland . Tutto falso: con le sue soffiate, i nazisti rintracciarono 145 ebrei olandesi, tra questi tutta la sua famiglia, e 85 di loro finirono nei campi di concentramento. Secondo gli storici, il suo doppio gioco costò la vita ad almeno 700 persone.

Alla fine della guerra, la Van Dijk venne arrestata a l’Aja: incriminata con 23 capi di imputazione, fu portata davanti al tribunale speciale di Amsterdam, presso il Bijlmer Fort, nel 1947. Pur ammettendo di essere colpevole si difese sostenendo di averlo fatto per salvarsi la vita; il tribunalela condannò a morte e dopo il niet alla grazia da parte della regina Guglielmina, il plotone d’esecuzione la fucilò all’alba del 14 gennaio 1948.