Van Gogh Museum, “Easy virtue” la prostituzione secondo gli impressionisti francesi

La prostituzione in mostra. Niente vetrine, ma sorrisi appena accennati, sguardi ammiccanti, gonne fruscianti. Il meretricio nell’arte del XIX secolo era fatto di sottintesi e l’esposizione “Easy virtue. Prostitution in French art 1850-1910” guida i curiosi a coglierli. Non potendo essere mostrato esplicitamente – pena il rifiuto del dipinto da parte di committenti e gallerie – il mestiere più antico del mondo lasciava fosse lo spettatore a coglierlo dalle tele degli impressionisti, che attingevano a questo tema a piene mani. I motivi sono facilmente spiegati: nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento, brulicante di scapoli, la prostituzione – considerata “un male necessario” – prosperava (vi erano spinte molte donne, il cui lavoro è sempre sottopagato, per arrotondare) e gli impressionisti, interessati agli aspetti più oscuri e scomodi della realtà, ne erano attratti.

Vincent van Gogh, In the Café: Agostina Segatori in Le Tambourin., 1887, oil on canvas, 21 ¾ × 18 ¼ in., Amsterdam, Van Gogh Museum (Vincent van Gogh Foundation)
Vincent van Gogh, In the Café: Agostina Segatori in Le Tambourin., 1887, oil on canvas, 21 ¾ × 18 ¼ in., Amsterdam, Van Gogh Museum (Vincent van Gogh Foundation)

La mostra – frutto della collaborazione del Van Gogh Museum di Amsterdam, che ne è lo scenario, con il Musée d’Orsay di Parigi – accompagna il visitatore attraverso i luoghi di incontro delle prostitute con i loro clienti: caffè e teatri (compresa la prestigiosa Opera di Parigi) dove spesso cameriere, ballerine e attrici offrivano il loro corpo per assicurarsi la protezione di qualche altolocato, e ovviamente la strada. Dalla diffusione dell’illuminazione pubblica a gas, le prostitute popolano i boulevards, alla ricerca dei clienti. Alcune cortigiane, le cosiddette cocottes, diventavano le mantenute di intellettuali, politici e regnanti d’Europa accumulando ricchezze notevoli. La storia si ripete.

La stampa illustrata le mette al centro dei suoi racconti e disegni, il grande romanzo dell’Ottocento francese ne rappresenta pensieri e sentimenti in modo realistico: tutte le arti fanno delle prostitute le loro protagoniste. Ma sono i pittori impressionisti a osservarle con più attenzione nei diversi aspetti della loro vita: Rops mostra i check-up medici e i trattamenti igienici a cui venivano sottoposte, trattate come bestiame dalla polizia nella dilagante fobia delle malattie veneree, di cui erano considerate il veicolo principale; Chabaud scruta il pesante trucco che le priva di identità; Toulouse-Lautrec, che i bordelli li conosce bene, rappresenta la vita quotidiana di questi luoghi; Van Gogh le trova “dannatamente belle” e le ritrae come espressioni del proprio tempo; Forain usa il tema come strumento di denuncia dell’ipocrisia borghese.

Edgar Degas, Absinthe, 1875–6, oil on canvas, 36 ¼ × 27 in., Paris, Musée d’Orsay
Edgar Degas, Absinthe, 1875–6, oil on canvas, 36 ¼ × 27 in., Paris, Musée d’Orsay

La mostra, per offrire un quadro completo dell’argomento, comprende anche alcuni “strumenti del mestiere”: una confezione di preservativi d’epoca, frustini e cataloghi illustrati delle ragazze per i clienti delle case di tolleranza, oltre a fotografie erotiche e spezzoni del primo film pornografico della storia, del 1910.

“Easy virtue. Prostitution in French art 1850-1919” è al Van Gogh Museum fino al 19 giugno.

 

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