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É ancora possibile il fascismo? Presentata la traduzione olandese del romanzo di Antonio Scurati su Mussolini



M, il figlio del secolo, il romanzo di Antonio Scurati vincitore del Premio Strega 2019 e parte di una più ampia trilogia, è stato appena tradotto in olandese a cura dell’editore Uitgeverij Podium. Il titolo scelto M: de zoon van de eeuw è il fedele calco dell’originale.

Lo scrittore italiano, che da cinque anni lavora sul “lato oscuro” dell’Italia, la scorsa settimana ha rilasciato alcune interviste alle maggiori testate olandesi e presenziato ad un incontro all’Istituto Italiano di Cultura.

Se in Italia si è discusso soprattuto il valore storiografico del romanzo, in uno spettro così ampio che va dai luoghi e dalla geografia del fascismo all’immedesimazione di Scurati nella mente di Mussolini, l’interesse olandese è più incentrato su di un’attualizzazione dei fenomeni. L’Italia laboratorio politico – come scrivevano i due storici Pepijn Corduwener e Arthur Weststeijn – ancora tiene banco.

In estrema sintesi: il fascismo è possibile ancora oggi? E cosa c’entra il populismo?

Per un lettore non italiano, come scrive il corrispondente dall’Italia Jarl van der Ploeg sul Volkskrant, il merito maggiore del romanzo è quello di rendere il fenomeno comprensibile: il realismo di cui si alimenta Scurati non si conclude in una condanna moralistica. Nulla nel romanzo è stato inventato ma tutto è frutto di un lungo lavoro di ricerca, “sfogliando tutti i verbali disponibili degli incontri annuali fascisti, così come tutti gli articoli di giornale che Mussolini scrisse come giornalista, le lettere d’amore che i suoi avversari mandavano alle mogli, i diari dei suoi cari”.

Per Scurati, il fenomeno Mussolini non è soltanto qualcosa che appartiene al nostro passato storico, ma è anche uno specchio per capire cosa sta succedendo in diversi paesi: il duce “è l’archetipo del populista”. Per capire il populismo di leader contemporanei come Putin e Trump, Berlusconi e Salvini, vale la pena riflettere sul modo in cui Mussolini è salito al potere.

Marc Leijendekker, giornalista di Nrc, lo scrittore italiano ha ricordato che “è stato Mussolini, ad esempio, a coniare il termine antipolitica come slogan politico. Appiccò il fuoco e poi disse che era l’unico uomo in grado di spegnerlo”.

Le “emozioni” che hanno portato all’ascesa del fascismo? “violenza, risentimento e paura. Un bluff delirante e un cinico opportunismo sono stati strumenti per raggiungere il potere”.

Il risentimento soprattutto è quello che accomuna l’Italia del primo dopoguerra, la nazione della vittoria mutilata, alla condizione di oggi: sia l’ideologia fascista che la risposta di certa politica odierna non fanno che alimentare quei sentimenti oscuri, la tanto vituperata “pancia” del paese.

Ma anche le false promesse sono un punto di contatto tra ieri e oggi: il disprezzo per gli intellettuali, l’esaltazione dell’azione e la rivoluzione linguistica messa in campo dall’allora direttore del giornale socialista l’Avanti fanno della politica uno slogan, un sorta di twitter antilitteram.

Infine il corpo. Mussolini inventa un modo nuovo di porte il proprio corpo sul palcoscenico politico. Prima del fascismo, “il potere era legato alla segretezza. Molti elettori non sapevano nemmeno che aspetto avesse Giolitti, un uomo che ha determinato un’intera epoca prima di Mussolini. Mussolini capisce che deve essere anche fisicamente al centro della scena. Si mostra. Quando va a nuotare, sfila in costume tra la folla. Fa gesti teatrali. É un contatto quasi mistico tra il leader e il popolo”. Una cosa non dissimile dai comportamenti di Putin e Salvini.

Un leader che non guida le masse ma le rincorre ricorda da vicino i sondaggi d’opinione di Berlusconi o il modo in cui Salvini utilizza i social media: a differenza però del berlusconismo privo di idee, intento solo a proteggere i propri interessi e a propagandare un messaggio di sdoganamento dell’illegalità, il progetto di Mussolini diviene ben presto totalitario anche se non riesce a perseguirlo fino in fondo. Quando cerca di abolire invano la “pennichella” pomeridiana attraverso la sua immagine di uomo iperattivo, non vi riesce e decide di “guardare alle generazioni future da plasmare fin dalla tenera età. E questo diventa presto un progetto totalitario”.

Il merito di Scurati è quello di aver restituito Mussolini al proprio tempo, smontando quelle leggende di cui si alimenta ancora oggi la memoria di tanti italiani. La questione del Mussolini grande statista tradito dai suoi sodali e da Hitler è uno stereotipo falso: il fascismo fin dagli esordi è caratterizzato dalla “violenza omicida come strumento politico“. Il modello degli arditi che riuscì a far breccia tra i contadini padani puntava proprio su soluzioni drastiche e semplicistiche. Di fronte alla complessità delle scelte ci si ritrae e si  disposti a “barattare i propri diritti democratici di libertà con una promessa di protezione e sicurezza”.

Il dittatore degli anni ’30, l’ideologo che predica un uomo nuovo, è profondamente diverso dal primo Mussolini: quello “dell’inizio non ha ideali, idee, principi. É post-ideologico e dice: siamo per l’azione, respingiamo la teoria. In questo modo può facilmente cambiare il suo punto di vista. Prima socialista, poi fascista. Prima contro la guerra e poi a favore. Prima contro la chiesa e poi si sposa in chiesa. In questo senso, è il simbolo di ogni leader populista del secolo che lo segue. É un uomo vuoto, senza forma. Come l’acqua, che assume la forma della bottiglia in cui si trova”.

Ma oggi il rischio maggiore per lo scrittore non è l’allarme fascista che investe solo un ristretto numero di gruppi apertamente neo-fascisti, bensì “quella grande massa grigia che non è veramente fascista ma è tentata dal populismo. Gente perbene, padri di famiglia, lavoratori che non si sognerebbero mai di porgere il saluto romano a Mussolini o sparare ai neri”.

 

 

 

 

 






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