Nel 2017 il Dutch National Ballet ha lanciato la sua prima campagna di crowdfunding per un nuovo progetto: Fingers in the Air doveva essere eseguito dalla Junior Company, ma i compensi non erano molto generosi. Così si è pensato di trovare una soluzione alternativa.

In cambio di un sottoscrizione di 75 euro, i donatori avrebbero avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con il coreografo Juanjo Arqués. Ma questa era solo la quota base. Con 350 euro il pubblico si sarebbe garantito l’accesso a una sessione di brainstorming con il team creativo; mentre per 750 euro si poteva persino entrare in sale prove e dire la propria.

È stato un successo assoluto: con 249 donatori, la società con sede ad Amsterdam ha superato l’obiettivo della campagna di 30.000 euro. Certo, si tratta di una somma modesta per l’opera e il balletto, ma ci sono molti lati positivi. Tra questi, il fatto che la campagna abbia permesso di riscoprire il potenziale delle piccole donazioni.

“Abbiamo raggiunto un pubblico diverso da quello tradizionale e fatto di donatori più giovani” ricorda Ruth de Vries, responsabile della raccolta fondi per Dutch National Opera & Ballet. “Una volta conquistata la loro attenzione, i donatori sono diventati sostenitori diretti della performance”.

Apparentemente, il crowdfunding si concilia poco con l’opera e il balletto. Ma, di fronte alla costante diminuzione dei finanziamenti europei per le arti, queste discipline hanno dovuto reinventarsi.

Ma che ne è stato dei giorni in cui i singoli governi contribuivano al 70% dei bilanci di molte itituzioni culturali? Ad essere onesti, sono finiti da un pezzo. Un esempio lampante è costituito dall’Opera di Parigi: dalla crisi finanziaria del 2008 il teatro ha perso 10 milioni di euro in finanziamenti governativi.

Secondo Edilia Gänz, direttrice dell’associazione no-profit Fedora, tutti i teatri d’opera europei stanno cercando di individuare un nuovo modello di sostenibilità. Un modello a tre vie, in cui le entrate sono uniforfamente ripartite sostegno pubblico, entrate al botteghino e raccolta fondi privata. Attualmente, le partnership aziendali e i donatori di alto profilo rappresentano la maggior parte dei contributi privati. Ma il crowdfunding può rappresentare il passo successivo, offrendosi come modello per diversificare le entrate.

Proprio Fedora ha investito in una nuova piattaforma online dedicata ai progetti per l’opera e il balletto. “Il nostro obiettivo è affermare che la filantropia non è destinata solo alle grandi aziende o alle fondazioni. Tutti possono fare la differenza”, afferma Gänz.

Costruita con il supporto del Programma Europeo per la Creatività, la piattaforma va intesa come una sorta di estensione della competizione annuale di Fedora. Produzioni teatrali e balletti possono vincere alcuni premi, assegnati sulla base della decisione di una giuria professionale. Dall’anno scorso, i candidati, che provengono prevalentemente dall’Europa, sono stati anche in grado di raccogliere fondi per ogni progetto.

Realizzare una campagna di crowdfunding è un’impresa ardua, in cui non si tratta di corteggiare ricchi sponsor. “C’è un meccanismo preciso dietro il crowdfunding”, suggerisce Gänz. “Non basta fare una pagina per le donazioni: devi investire molta energia per mobilitare i circoli, avere ambasciatori e creare un effetto propulsore”.

Di conseguenza, non tutte le campagne sono uguali. L’educazione e la promozione di nuovi talenti si stanno rivelando particolarmente interessanti per i micro-donatori. Pensiamo, ad esempio, a “Touche le ciel, il progetto di maggior successo sulla piattaforma Fedora di quest’anno. Si tratta di un programma artistico francese per bambini. Sono loro ad essere i protsgonisti di un video in cui sensibilizzano sul crowdfunding. “Hai bisogno di persone disposte a postare cose online e a interagire con i donatori”, afferma Ted Brandsen, direttore artistico del Dutch National Ballet. “Vedere giovani talenti con una grande futuro e contribuire al loro successo può essere di grande soddisfazione. Sicuramente, è più appagante che giovare di un nome famoso”.

Non sempre però si ha successo e, a volte, è importante imparare dagli errori. Il caso di Madrid è esemplare da questo punto di vista. Il Teatro Real ha lanciato una Fundación Amigos rivolta appositamente ai piccoli donatori, con il fine di contribuire all’acquisizione di un clavicembalo storico. Con questa campagna, il teatro ha raccolto alcuni fondi, ma non a sufficienza per aggiungere l’obiettivo preposto.

La natura all-or-nothing di alcune piattaforme di crowdfunding può creare alcune complicazioni. In questo caso infatti, l’intera somma della raccolta deve essere raggiunta, affinché i fondi possano essere impiegati. In caso contrario, si perde tutto. E naturalmente una strategia di questo tipo, risulta rischiosa in termini di pianificazione aziendale. Per citare un caso esemplificativo, si può ricordare la raccolta fondi della Dutch National Opera all’inizio di maggio: il crowdfunding ha mancato il suo obiettivo del 5%.

Limiti e vantaggi delle raccolte fondi sono al centro di alcune discussioni tra esperti e professionisti del settore. Brandsen si mostra poco incline a lanciare campagne di crowdfunding per grandi compagnie, dal momento che i budget sono molto più significativi.

Dall’altra parte, secondo Gänz, coinvolgere un gran numero di micro-donatori nella vita quotidiana di istituzioni complesse può anche drenare risorse. “Se hai una campagna di successo e hai coinvolto 500 donatori, devi coordinare tutti i premi e le ricompense”, afferma .

Resta un altro elemento da sottolineare, in riferimento alle novità che nel bene o nel male queste campagne hanno definito. Secondo Brandsen, gli artisti hanno imparato a interagire con il pubblico grazie a esperienze come quella di “Fingers in the Air” di Juanjo Arqués. “Alle prove i donatori hanno mostrato un enorme impegno. A un certo punto, hanno espresso il proprio parere: secondo loro un duetto era bello, ma era un po’ ripetitivo. E Juanjo ha risposto: “Sapete una cosa? Avete ragione. “E ha cambiato la coreografia.”