di Massimiliano Sfregola 

photo credit: Piet Heineek

Alla fine il “Vluchtmaat”, il progetto socio-culturale di Amsterdam che ospita 43 richiedenti asilo (e la sede di 31mag.nl) non ce l’ha fatta a conquistare Eindhoven, vincendo il Dutch Design Week. La casa del nostro portale correva nella sezione habitat ma alla fine ha avuto la meglio DeFlat Kleiburg, il progetto di riqualificazione di un “alveare” di Bijlmer.

Un bel progetto che ha contribuito a conferire all’evento quel tocco di visione sociale la cui assenza viene spesso rimproverata ad architetti e designer contemporanei, considerati dai critici di essere egocentrici artefici del processo di “gentrificazione” degli spazi urbani.

La cornice non è l’acclamato palco di Amsterdam ma la città di Eindhoven: un interstizio olandese da tempo in corsa per ritagliarsi uno spazio esclusivo, penalizzato dalle difficoltà dei centri urbani che non godono i privilegi della nazione-Randstad. “Il Dutch Design Week era nato 15 anni fa come un piccolo evento locale, oggi la sua reputazione è di livello internazionale”, racconta Marco Bevolo, accademico italiano di base ad Eindhoven e un passato da dirigente presso Philip Design che ha partecipato alla settimana del Design moderando alcuni panel. Come è stata questa edizione?

“L’organizzazione ha puntato in alto”, spiega Bevolo “raggiungendo, con la partecipazione di 335mila visitatori, un risultato di tutto rispetto. Gli spunti di originalità e innovazione sono arrivati dagli studenti: ho visto eccellenti progetti di interazione con la tecnologia e molta sperimentazione. Mi hanno colpito ad esempio -prosegue l’accademico italiano- i lavori di alcuni studenti asiatici: la giovane Yuiko Shigeta, ad esempio, ha realizzato un frigorifero alimentato con biomasse.

Niente corrente elettrica o spreco d’energia: un elettrodomestico a rifiuti. Un altro studente, invece, ha presentato un progetto che unisce design e pacifismo: la sua idea è di contribuire ad una soluzione all’annoso problema della divisione politica della Corea, con un progetto bicomunale tra nord e sud, che prenda vita nella zona smilitarizzata”.

Secondo Bevolo pragmatismo e ricerca di idee “con un’anima” hanno contraddistinto la sezione dei giovani talenti, un fiore all’occhiello a detta sua, mentre la decisione di includere tra i tre “ambassadors” ossia i volti del design weeks, anche il britannico Marcus Fairs, direttore del webmagazine Deezen, non lo ha convinto: “La rivista è anche media partner dell’evento. Non si poteva proprio scegliere qualcun altro?”. Un peccato perché il programma, racconta ancora Bevolo, è di qualità e la caratteristica del Dutch Design Week è quella di coinvolgere diverse zone della città, come accade anche per altri eventi internazionali nei centri urbani olandesi.

La Dutch Design Week crescerà ancora? Secondo l’accademico italiano la settimana di Eindhoven, parte di un network di eventi simili a Belgrado, Helsinki e Istanbul non ha la creatività e il prestigio per raggiungere il salone del mobile di Milano ma Eindhoven ha le carte in regola per consolidarsi come evento di medie dimensioni, grazie agli enormi investimenti sul know-how e all’eccellente rete internazionale costruita.