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ART

Due dipinti del secolo d’oro olandese nella collezione di Hitler. Gli eredi ne rivendicano la restituzione

I dipinti appartenevano a Jacob Lierens, un collezionista ebreo che fu costretto a venderle per sopravvivere



Recentemente il Dutch Restitutions Committee ha comunicato l’intenzione di voler restituire due dipinti del XVII secolo ai legittimi eredi.

Banquet Scene with Musicians and Shuffle Board Players (1628) di Dirck van Delen e Dirk Francoisz Hals e Still Life with Glass, Glass Stand and Musical Instruments di Jan Davidsz de Heem (XVII secolo circa) sono i quadri protagonisti della vicenda, le cui radici risalgono alla Germania nazista.

Banquet Scene with Musicians and Shuffle Board Players (1628) di Dirck van Delen e Dirk Francoisz Hals

Sembra, infatti, che i dipinti appartenessero a un collezionista di origini ebraiche, Jacob Lierens, vittima delle deportazioni durante la Seconda guerra mondiale. Simbolo artistico della Golden Age olandese, le tele furono acquisite da Hans Posse, lo storico dell’arte incaricato dallo stesso Führer di espandere la propria collezione d’arte destinata al mai costruito Führermuseum di Linz in Austria.

Modello del Fuhrermuseum di Linz

Con questo obiettivo, Posse riuscì a mettere insieme più di 2500 oggetti in tre anni, e tra questi sembra si possano includere anche i dipinti olandesi. Oggi la Germania nazista, per quanto indelebile, è solo un ricordo e gli eredi del legittimo proprietario rivendicano la restituzione delle opere d’arte.

Hans Posse

Banquet Scene with Musicians and Shuffle Board Players e Still Life with Glass, Glass Stand and Musical Instruments sono tornati nei Paesi Bassi dopo la guerra. Attualmente, sono stati affidati dal governo olandese al Frans Hals Museum di Haarlem (Dirck Francoisz Hals era il fratello minore di Frans Hals) e al Centraal Museum di Utrecht.

Se la richiesta per la restituzione andasse a buon fine, le opere diventerebbero proprietà della famiglia Lierens.

Il collezionista ebreo era un mercante di Amsterdam, catturato dai tedeschi e internato insieme alla moglie nel campo di concentramento di Westerbork nel 1943. Lierens non era molto ricco e la collezione rappresentava la sua unica risorsa. Così, per sopravvivere decise di venderla.

Il gruppo di esperti ha sottolineato proprio questa necessità. La vendita delle opere d’arte è legata a un atto volontario, ma va intesa come conseguenza di una costrizione.

D’altronde, in quel momento storico, le forze tedesche mostrarono alcuna pietà nei confronti dei membri ebrei della popolazione. La coppia ha deciso semplicemente per la vita, anteponendola alla passione per l’arte.

Ma ora, a distanza di tanti anni, è il momento di onorare la famiglia di Jacob Lierens, restituendole ciò di cui è stata privata.



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