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Due assistenti parlamentari denunciano: lavorare per il PVV è schiavitù. Esposto all’ispettorato del lavoro

di Alessandro Pirovano

Nonostante sia in testa da settimane dei sondaggi per le elezioni di marzo, i problemi per il partito dello xenofobo Geert Wilders vengono dal suo interno più che dai concorrenti.  Nel nuovo scandalo, infatti, che vede coinvolto il PVV, due assistenti del suo gruppo parlamentare hanno denunciato le loro condizioni di lavoro, o meglio, di troppo lavoro. Proprio così: utilizzando le parole “schiavitù bianca”, due ex assistenti parlamentari hanno definito il loro incarico svolto nel parlamento di Den Hague a fianco della delegazione parlamentare del partito di Wilders.

Secondo quanto riportato dalla testata AD, i due funzionari hanno fatto causa per le condizioni di lavoro a cui erano sottoposti: troppe ore, pagamenti intermittenti e vessazioni.  Entrambi hanno richiesto un risarcimento, avanzando due richieste,  dell’importo di 328000 e 221000 euro. Nel frattempo, oltre agli accertamenti dell’autorità giudiziaria, è intervenuto anche l’ispettorato del  lavoro che ha già rilevato una serie di irregolarità nel trattamento degli assistenti: le ore lavorate non venivano regolarmente registrate, prestando il fianco ad abusi nei confronti degli lavoratori. Uno degli assistenti che ha denunciato è stato anche sottoposto a visite specialistiche, a causa della “pressione sproporzionata” sul luogo di lavoro.

Non è il primo caso di questo genere che vede coinvolto il partito della destra olandese. Il suo precedente portavoce, Michael Heemels, accusato di aver illecitamente utilizzato le finanze del partito per acquistare cocaina e per altre spese personali, aveva giustificato il suo utilizzo di stupefacenti, facendo riferimento a “stress e pressioni”.

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