Nel gennaio del 2019 la vecchia casa di Van Gogh nel Veenoord a Drenthe aveva comunicato di essere in possesso di un nuovo quadro di Van Gogh dal potenziale valore di decine di milioni di euro, riportava RTV Drenthe.

Il dipinto era stato lasciato al museo della cittadina, dove il pittore ha vissuto nel 1883 per qualche mese, da una signora 92enne dell’Aia. Nel quadro è raffigurato un bar e compare la firma ‘Vincent’. L’opera ha subito alcuni danni nel corso degli anni ed è sempre stata un cimelio di famiglia, scriveva l’emittente.

Agli esperti è servito quasi un anno per capire se si trattasse davvero di un Van Gogh; fino ad oggi il quadro è rimasto al sicuro ed è stata esposta una replica.

Nessuno sa dove possa essere localizzato il bar in questione. Si nota un bicchiere di birra ma, secondo gli esperti, i bar di Nieuw-Amsterdam servivano principalmente gin. Si ipotizza che il bar in questione si trovasse all’Aia, dove il pittore ha vissuto tra il 1869 e il 1873 e dal 1881 al 1883.

Lo scorso dicembre gli esperti del Drents e del Van Gogh Museum hanno sciolto la loro prognosi: non si tratterebbe di un Van Gogh autentico. Come scrive l’Asser Courant, sia Marije Vellekoop, responsabile della collezione e della ricerca al Van Gogh Museum di Amsterdam, che Harry Tupan, direttore del Drents Museum, avrebbero escluso categoricamente l’attribuzione dell’opera al pittore olandese.

La scena ritratta al caffè non avrebbe alcuna somiglianza stilistica con altre opere di Van Gogh ed inoltre non sarebbe stato possibile datarla se non come realizzata tra il 1850 e il 1950. Un periodo di 100 anni che scoraggerebbe indagini più approfondite per stabilirne la paternità.

Tutto risolto sembrerebbe se non fosse per la reazione della Van Gogh Huis in Veenoord/Nieuw-Amsterdam: vedendosi scappare la possibilità di custodire un capolavoro, parte del consiglio di amministrazione e i responsabili della casa commemorativa – tra cui l’ex presidente Jan Halfwerk – hanno deciso di continuare le ricerche, sconfessando di fatto il lavoro dei colleghi e dei massimi esperti al mondo.

Tupan ha liquidato l’iniziativa, affermando che “la storia dell’arte è una scienza che non si nutre di illusioni”.