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CULTURE

Dopo la chiusura del museo Nusantara a Delft, restituite 1500 opere all’Indonesia



Dopo la chiusura del Museum Nusantara a Delft che ha custodito fino al 2013 1500 opere d’arte indonesiane, le autorità olandesi hanno provveduto alla restituzione dei manufatti al paese di provenienza.

Il museo è stato aperto nel 1911 con il nome di Museo Etnografico nel monastero di Sant’Agnata. Dopo una profonda ristrutturazione, il museo è stato riaperto nel giugno 1977 ed è stato rinominato Museo Nusantara. Nusantara è un termine malese per indicare l’Indonesia. Prima del suo centenario, nel 2011, il museo è stato nuovamente ristrutturato. Meno di due anni dopo, il consiglio comunale di Delft ha chiuso il museo per motivi economici. Il Nusantara è stato l’unico museo dei Paesi Bassi interamente dedicato all’arte e alla cultura dell’Indonesia. Nell’aprile 2014 è stato annunciato che la collezione sarebbe stata divisa tra il Museo Het Prinsenhof, il Rijksmuseum Volkenkunde e altri musei.

L’ambasciata olandese a Giacarta, riferendosi alle notizie riportate sulla stampa locale, ha twittato che la collezione sarà nuovamente esposta al pubblico a partire dal prossimo giugno.

Come scrive Louie Buana su ArabNews, in occasione del ritorno ufficiale della collezione al Museo Nazionale di Giacarta lo scorso 2 gennaio, Hilmar Farid, direttore generale per la cultura del Ministero dell’Istruzione e della Cultura, ha affermato: “È la prima volta che succede nella storia, e speriamo che in futuro ci siano più possibilità di rimpatrio”.

La legittima restituzione ha però sollevato l’ormai abituale polemica sulla possibilità di conservazione delle opere da parte dei legittimi paesi d’origine.

Zakariya Aminullah, docente dell’Università di Gadjah Mada, ha ricordato ad Arabnews come l’Indonesia debba fare ancora molto per migliorare la propria capacità ricettiva: “Le collezioni speciali nei Paesi Bassi nascono per proteggere i manoscritti e altri artefatti che vanno tenuti con cura. Questo è ciò di cui hanno bisogno il governo, gli studiosi e i curatori”.

Il “saccheggio” olandese dell’Indonesia iniziò nel 1596 quando la prima nave olandese guidata da Cornelis de Houtman sbarcò a Giava alla ricerca di spezie e terminò formalmente solo nel 1945, quando l’Indonesia dichiarò la proprio indipendenza. I Paesi Bassi hanno restituito diverse opere negli ultimi decenni. Alcuni degli oggetti più significativi, come il manoscritto di Nagarakertagama, la statua di Prajna Paramita e gli effetti personali del principe Diponegoro hanno già fatto ritorno al loro luogo d’origine e sono ora esposti al Museo Nazionale.

Ma le collezioni indonesiane più preziose rimangono ancora all’estero. Una di queste è un set di gioielli del Palazzo Cakranegara di Lombok, esposto al Museo Volkenkunde Leiden. I monili furono saccheggiati dal palazzo durante l'”azione punitiva” del 1894 dall’autorità coloniale olandese, che s’appropriò di 230 chili d’oro, 7.299 chili d’argento, tre casse di gioielli e 400 manoscritti antichi. Un’altra collezione – 20.000 oggetti tessili indonesiani – è conservata al Tropenmuseum di Amsterdam.

Prima che i 1.500 manufatti recentemente restituiti arrivassero in patria, gli studiosi indonesiani e i media olandesi hanno ipotizzato che tra questi potesse esserci il teschio di Demang Lehman, un comandante militare del XIX secolo che combattè contro il dominio coloniale. La sua testa è stata portata in Olanda e rimane nella collezione dell’Anatomisch Museum di Leida.

Dal 2009, l’amministrazione Banjarmasin e i discendenti del guerriero stanno cercando in ogni modo di rimpatriare il suo teschio per celebrare una cerimonia funebre islamica. Se il governo indonesiano celebra il ritorno a casa di una parte del patrimonio del Paese, sembra che il popolo dei Banjarmasin dovrà ancora aspettare per rendere l’ultimo tributo all’eroe che rappresenta la loro lotta contro il potere coloniale.






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