Gli autori di un rapporto realizzato dall’Università di Leiden, a proposito delle donne al seguito dell’ISIS in Siria, puntano il dito contro il pubblico ministero: secondo gli accademici, infatti, l’OM avrebbe interpretato in maniera troppo restrittiva le loro conclusioni.

Secondo la pubblica accusa, infatti, tutte le donne di ritorno dal califfato, sarebbero state fiancheggiatrici dell’organizzazione DAESH. Una forzatura, dice l’accademico Bakker al quotidiano NRC.

La questione è diventata un vero e proprio caso, in seguito alla decisione del tribunale di convalidare per tre mesi, il fermo della donna olandese liberata ad inizio anno dall’esercito curdo; secondo i giudici, non c’è certezza che la 20enne, fuggita insieme ai due figli, sia del tutto estranea alle attività dell’ISIS.

Per il tribunale, Laura Hensen è sospettata di essere coinvolta in attività terroristiche. Lei, al contrario, avrebbe detto ai giudici che -durante la permanenza in Siria- si sarebbe limitata a seguire i figli.

Gli autori del rapporto confermano la loro opinione: molte giovani vengono illuse dai mariti che in Siria troveranno una vita migliore. Una valutazione molto superficiale e naive ma non  necessariamente prova di fiancheggiamento del terrorismo, dicono gli accademici.

Ma il tribunale non si sarebbe limitati ai sospetti, avrebbe aggiunto un portavoce all’ NRC: le accuse, infatti, sarebbero supportate da materiale raccolto dall’intelligence.