1 milione di euro al D66 e 350.000 euro per il Pvdd, il Partito per gli animali dell’imprenditore Steven Schuurman: sarebbero queste le generose donazioni arrivate alla politica mentre la campagna elettorale entra nel vivo.

Ma NOS sostiene che non si tratta di nulla di particolare: anche altri partiti ricevono questo tipo di importi. Tutto legale, certo, ma la domanda rimane: cosa ci fanno con questi soldi?

Secondo il politologo André Krouwel, intervistato dalla VU Universiteit di Amsterdam, il ritorno potrebbe essere attenzione  al cambiamento climatico perché è di questo che si occupa il miliardario di 45 anni, spiega a Trouw.

In teoria, le regole sulle donazioni ai partiti sono molto rigide: c’è un comitato che controlla ma in pratica, la discrezionalità rimane molta. Dopotutto, una donazione generosa può consentire -in qualche modo- anche di esercitare una forma di pressione sul partito. Così, dice Krouwel, il rischio è che il donatore diventi il “datore di lavoro” dei politici e l’elettore rischia di rimanere tagliato fuori dal processo decisionale.

Krouwel, due anni fa, si riferiva già ai Paesi Bassi come “il wild west del finanziamento dei partiti”: da allora non è cambiato nulla, dice il politologo. Dal 2013 la legge sul finanziamento ai partiti politici,  stabilisce, tra l’altro, che questi siano obbligati a segnalare donazioni superiori a 4500 euro. Ma aggirare la norma, ricorda Krouwel, è molto semplice.

“Un milione e anche 350.000 euro sono un sacco di soldi nelle campagne elettorali relativamente economiche nel nostro paese. Se quei soldi aiutano a vincere le elezioni o se finiscono ai politici stessi, allora un donatore è più il datore di lavoro di quel politico, rispetto a noi elettori. E agli istituti di credito viene data troppa influenza “.

Il comitato di valutazione ha formulato diverse raccomandazioni: i partiti dovrebbero rendere note tutte le donazioni superiori a 2500 euro (invece che gli attuali 4500) e i donatori non dovrebbero più essere in grado di rimanere anonimi.

Tali raccomandazioni non sono state adottate dalla ministra Ollongren. Da quando la Camera lo ha chiesto nel 2016, è stata redatta una legge che vieta i finanziamenti dall’estero.