Nella sua biografia – “A Fool’s Errand: Creating the National Museum of African American History and Culture in the Age of Bush, Obama and Trump.  – Lonnie G. Bunch III descrive il tour privato del Museo che ha tenuto per il Presidente Donald Trump e la sua particolare reazione davanti un’esposizione riguardante il colonialismo olandese.

Prima che il Presidente eletto arrivasse, gli assistenti di Bunch gli dissero che era “di pessimo umore e che non voleva vedere nulla di ‘difficile’ ”. Tuttavia Bunch iniziò il tour dalle gallerie storiografiche, partendo proprio dal commercio globale di schiavi.

“Non faceva parte del mio lavoro smussare gli angoli della storia, neanche per il Presidente”, scrive Bunch nella sua biografia. Bunch continua poi descrivendo il tour e cosa accadde di fronte a un’opera in particolare.

 “Il Presidente si fermò di fronte all’esposizione che riguardava il ruolo dei Paesi Bassi nel commercio di schiavi” scrive Bunch. “Dal momento che stava riflettendo sulla didascalia, ho pensato che probabilmente stava prestando attenzione al lavoro del Museo. Ma mi ha rapidamente dimostrato che mi stavo sbagliando. Mentre si allontanava dal display mi disse: “Sai, mi amano nei Paesi Bassi”. Tutto quello che sono riuscito a dire era di continuare la visita”.

Bunch continua poi il suo racconto, dicendo “Ricordo poco del resto dell’ora che abbiamo trascorso insieme. Ero così così amareggiato dalla sua risposta di fronte a uno dei più gravi crimini contro l’umanità che sia mai stato commesso nella storia”. 

Ciò nonostante, nei giorni successivi Trump descrisse il Museo come “formidabile” e il suo fondatore prese quel commento come una vittoria.