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‘Dolce morte’ anche a chi non può esprimere la sua volontà? Caso di eutanasia finisce alla Corte Suprema

Il pubblico ministero chiede chiarezza alla Corte suprema nel caso dell’eutanasia di una donna anziana con grave demenza. All’inizio di questo mese, un tribunale locale ha ritenuto il medico che ha eseguito l’eutanasia non colpevole di omicidio e ha archiviato il caso.

Un portavoce del dipartimento della pubblica accusa ha dichiarato che il caso è stato portato alla Corte suprema, non per contestare il verdetto ma per chiarire la legge.

In particolare, i funzionari chiedono chiarezza su come i medici dovrebbero trattare pazienti che non sono in grado di esprimere la loro volontà. Il caso è incentrato su una donna di 74 anni che aveva redatto un testamento biologico alcuni anni prima del suo ricovero nella casa di cura e aveva espresso la volontà di morire, qualora la sua situazione medica si fosse deteriorata.

I giudici dell’Aja hanno stabilito che l’eutanasia è stata eseguita con la dovuta cura e che il medico, da allora in pensione, non ha dovuto verificare il desiderio della paziente perché non era in grado di rispondere. Inoltre, il tribunale ha affermato di aver sostenuto la decisione del medico di mettere un sedativo nel caffè della donna per calmarla prima che le medicine per l’eutanasia potessero essere somministrate al fine di rendere la procedura il meno traumatica possibile per la donna.

Il tutto avvenne d’accordo con la famiglia. L’eutanasia è legale nei Paesi Bassi a condizioni rigorose. Ad esempio, il paziente deve soffrire di dolore insopportabile e il medico deve essere convinto che il paziente stia facendo una scelta informata. È richiesto anche il parere di un secondo medico. Da quando la legislazione è stata introdotta nel 2002, ci sono stati numerosi casi controversi.

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