Volti seri, sguardi diretti, pose naturali. Talvolta quasi a disagio, con le mani incerte su come posarsi e un sorriso timido appena accennato. Sono gli uomini, le donne e i bambini di  Heber Springs che tra il 1915 e 1959 si sono fatti ritrarre da Mike Disfarmer, per un totale di 182 stampe – alcune delle quali mai messe in mostra prima d’ora – oltre ad alcuni negativi.

Nell’Arkansas rurale, dalla Grande Depressione all’ottimismo degli anni Cinquanta, i clienti del fotografo americano sono agricoltori col vestito buono della domenica, soldati in uniforme, cacciatori orgogliosi con le loro prede o con i loro fidi segugi, giocatori di football. Scatti realizzati in studio, per lo più a figura intera su fondo neutro e non in posa. La particolarità dello stile dell’autore è proprio questa: l’assoluta naturalezza con cui, senza preparazione né scelta delle luci, pone il soggetto davanti alla macchina fotografica, lo fa guardare diritto verso l’obbiettivo e scatta. Il soggetto talvolta nemmeno si accorge che la fotografia è già stata fatta, che è tutto finito. La naturalezza senza fronzoli che ne scaturisce fa risaltare gli sguardi, diretti e penetranti verso l’osservatore, che non è distratto dall’ambientazione.

Seated man (Daulton Hartsfield), 1940©Mike Disfarmer courtesy of the Edwynn Houk Gallery New York
Seated man (Daulton Hartsfield), 1940©Mike Disfarmer courtesy of the Edwynn Houk Gallery New York

Chiaro, diretto, onesto. Così è il linguaggio fotografico di Disfarmer (1884-1959), al secolo Mike Meyer, figlio di immigrati tedeschi; giunto a Heber Springs, Arkansas, sfuggendo dalla Grande Depressione nel 1914, proprio qui apre uno studio in proprio e inizia a ritrarre gli abitanti del luogo, di cui non si sente comunque mai parte. Guardato con sospetto dalla cittadina rurale e tradizionalista, il fotografo – che non si sposa e vive con la madre fino alla morte di lei, sostenendo pure di essere stato un peso o forse una delusione per i suoi genitori – cambia il proprio cognome in Disfarmer proprio per rimarcare la sua lontananza da quel mondo.

I suoi scatti hanno attiratto l’attenzione del mondo della fotografia artistica, che l’ha riconosciuto a livello internazionale come esempio di fotografia classica americana.

“Disfarmer. The vintage prints” è al FOAM fino al 5 giugno.