“Devo stare attento a quello che dico”. Cosi inizia l’intervista di Jeroen Dijsselbloem al quotidiano Volkskrant, in un ironico riferimento alla bufera sulle sue parole di alcune settimane fa al Frankfurter Allgemeine Zeitung, a quel “spendere soldi in alcool e donne” che in molti hanno interpretato come una pesante critica all’indirizzo dei paesi del sud Europa.

Il Volkskrant parla di “rabbia e odio” contro di lui: i ‘coltelli di Brussel sono più affilati di quelli de l’Aja’ chiede il quotidiano di Amsterdam e Dijsselbloem risponde: “Non mi hanno ancora fatto fuori”. E a proposito dell’ormai celebre Schnaps und Frauen per lui, si tratterebbe solo di rabbia per 8 anni di gestione della crisi: “Secondo molti, la mia sarebbe stata una gestione ‘nordica’, punitiva nei confronti dei paesi del sud Europa”. Dijsselbloem è certo che il suo operato abbia raccolti ampi consensi tra i partner europei, nonostante il “framework di austerità” che ha contribuito a creare al posto del “club di nazioni solidali” auspicato da molti.

Quanto alle sue parole, il parlamentare ministro uscente, non fa marcia indietro: “La solidarietà non può essere incondizionata ed illimitata (Namelijk dat je niet onbeperkt en onvoorwaardelijk solidair met elkaar kunt zijn) solidarietà significa anche obblighi. Se vogliamo rinforzare l’euro zona, tutti devono assumersi delle responsabilità”. Solidarietà, conclude, non è carità.

Perché quel commento su alcool e donne? “La stanchezza post elettorale può aver giocato un ruolo”, ha proseguito Dijsselbloem ribadendo che il “fondo salva-stati” è legato a condizioni molto rigorose: prestiti agevolati in cambio di rigide misure per l’economia nazionale.

Non sarebbero bastate, semplicemente, delle scuse -ha chiesto ancora il Volkskrant-? “Trovo irritante tutta questa rabbia per le mie parole. Il parlamento europeo ha cercato di sbarazzarsi di me sostenendo, in maniera non corretta, che avessi detto ‘meridionali d’Europa spendaccioni’. Non sono il tipo che ritira facilmente un’affermazione. Cosa dovrei ritirare, poi? Qualcosa che non ho mai detto?”

E ancora: se avesse offerto, immediatamente, delle scuse probabilmente non sarebbe successo nulla ha proseguito il giornalista del quotidiano di Amsterdam. E Dijsselbloem ha insistito: “Non capisco quei politici che credono nelle loro idee e poi vanno ad offrire scuse. E’ la mia opinione: se non rispettiamo le regole, l’Europa finisce a pezzi. E invece di comprendere la mia difficile ‘missione’, da vero socialdemocratico, ossia tenere insieme tutto anche in situazioni difficili, mi trovo ad essere colui che ha spaccato l’Europa in due”.

Altro punto dell’intervista, le fasi successive alla frase incriminata: le proteste del premier portoghese Costa e l’affondo di Gianni Pittella e Federica Mogherini, entrambi membri, a Brussel, del Partito dei Socialisti e Democratici, lo stesso di Dijsselboem. Secondo il presidente dell’Eurogruppo, Frans Timmermans lo avrebbe difeso dagli attacchi: “La situazione è sfuggita di mano, mi trattano come se fossi un criminale di guerra. Il 27 aprile faremo un pò di chiarezza al Parlamento europeo [Dijssebloem ha fino ad ora rifiutato l’invito da parte dell’aula di andare a riferire a proposito delle sue parole n.d.r.]”

Intanto Jeroen non molla: nonostante la bufera sono ancora qui.