Secondo il premier, il leader del partito VVD Klaas Dijkhoff, il politico che fa la guerra al “reddito di cittadinanza olandese” (bijstand) ma a sua volta percepisce un’indennità extra al suo, già generoso, stipendio da parlamentare ha tutto il diritto di tenere quei soldi. Ad inizio settimana, un servizio del Volkskrant ha messo in luce che Dijkhoff, presidente del gruppo VVd alla camera e acerrimo nemico del sussidio ai disoccupati, percepisce a sua volta un sussidio per politici.

Ma se quello per chi è in cerca di lavoro sembra essere un problema enorme per il partito del premier, 37mila euro annui che vanno ad aggiungersi agli oltre 100mila da deputato, sono invece un diritto. Ad accentuare la posizione poco felice, il fatto che altri ex ministri che ne avrebbero titolo hanno scelto di rinunciarvi mentre Dijkhoff, che ha ricoperto la carica solo per qualche settimana, pensa sia un suo pieno diritto.

Rutte “sostiene pienamente” il suo compagno di partito: “Questo è un diritto che hai, una parte delle condizioni di lavoro.” Nono solo, il premier non pensa proprio sia il caso di cambiare questo schema. Lo stesso Rutte afferma di non aver fatto ricorso al regime di indennità pur avendone titolo. Anche i cristianodemocratici pensano che il sistema vada bene così, “ma con qualche aggiustamento”.

Ma gli elettori non sembrano aver gradito questa levata di scudi del governo liberale con i soldi dei cittadini: secondo un sondaggio di Maurice De Hond, il 76% degli olandesi pensa che Dijkhoff dovrebbe rinunciare al sussidio. Non solo: la gestione non proprio impeccabile di questa vicenda è costata 2 seggi, nei sondaggi, al VVD che da tempo è in caduta libera.