The Netherlands, an outsider's view.

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VLUCHTELINGEN

Diemen, la resistenza non ha fermato lo sgombero. L’edificio rimarrà vuoto per altri due anni

A mezzogiorno la breve resistenza passiva messa in atto dai richiedenti asilo e da un gruppo di attivisti locali si è conclusa senza feriti



di Nicolò di Bernardo

pics: Nicolò di Bernardo

 

Ieri mattina la polizia ha alla fine sgomberato con la forza i circa 70 richiedenti asilo di We Are Here, residenti in un edificio occupato a Diemen-Zuid che avevano annunciato da giorni di voler rimanere nello stabile.

Il collettivo è composto da richiedenti asilo cui è stato rifiutato lo status ma che provengono da paesi con i quali, vista la situazione politica, non è possibile attuare politiche di rimpatrio né su base nazionale né su base europea. Secondo l’ordinamento olandese chi vive in questa zona grigia del diritto d’asilo dovrebbe trovare ospitalità negli shelter. Ma le liste d’attesa sono lunghe e i posti disponibili limitati: appena 90 gli ospiti nelle strutture di Amsterdam.

Per 29 volte in 5 anni, cioè circa 6 volte all’anno, siamo stati costretti a trovarci un posto dove stare” ha spiegato il collettivo We Are Here su FB. “Questa volta, tuttavia, abbiamo deciso di non lottare in tribunale e abbiamo rinunciato all’udienza. Chiediamo una soluzione a lungo termine da parte della polizia e del sindaco”.

Ma Diemen non è Amsterdam, e il sindaco sembra essere interessato a soluzioni di ampio respiro ancora meno degli amministratori della capitale. A mezzogiorno la breve resistenza passiva messa in atto dai richiedenti asilo e da un gruppo di attivisti locali si è conclusa senza feriti.

“La nostra resistenza è pacifica ma è resistenza, perché quando è troppo è troppo. Noi siamo qui ora, e da qui non ci muoveremo” urla al megafono Khalid M., richiedente asilo del Darfur. “Nessuno ha il diritto di tenerci come ostaggio della procedura d’asilo. Chi ci costringe in questo modo sta facendo di noi cavie da laboratorio di un esperimento politico”. E continua: “Metteremo delle tende, e non lasceremo questo posto finché non vedremo rispettati i nostri diritti, la nostra dignità. Non siamo criminali.”

Alle tre del pomeriggio la situazione è più distesa. La maggior parte degli agenti di polizia se n’è andata, ma gli ospiti del centro sono ancora tutti lì.

Sembra uno scherzo ma l’edificio dove vivevano i richiedenti asilo è di proprietà della fondazione WarTrauma, che offre sostegno psicosociale a chi è rimasto coinvolto in crisi umanitarie. Sarebbero stati i proprietari stessi a chiedere alla municipalità lo sgombero dei richiedenti asilo, senza avere un bisogno immediato dello spazio.

Nel decreto di sfratto, il comune scrive che chi vive nell’edificio rischia di contrarre qualche malattia. Ma in molti tra i residenti hanno dubbi a riguardo. Fortune, richiedente asilo del Sudan, racconta: “Sono sei mesi che dormo lì dentro. Ti sembro malato? Nessuno di noi si è ammalato, e non c’è alcuna prova del fatto che rischiamo. Ma se dormirò fuori stanotte, allora sì che mi ammalerò.”

Secondo la pagina FB di We Are Here, i 60 hanno trovato un alloggio di fortuna presso un’altra occupazione del collettivo e in locali messi a disposizione da simpatizzanti. Con la sola speranza, al momento, di trovare l’edificio adatto all’occupazione numero 30.






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