The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

Di cani, spose e mostri: come ti sbatto il politico in prima pagina

di Giuseppe Menditto

Alla fine degli anni ’50 Ernst Kantorowicz pubblica quello che da lì a breve diventerà un classico della storiografia: I due corpi del re. Il libro racconta della duplice natura dei re medievali: un corpo naturale soggetto a tutte le debolezze dell’umanità – morte inclusa – e un corpo politico sacro che non può essere visto e toccato, privo di passato e futuro ma che guida il governo di un popolo. 

Il corpo in politica è molto, o forse tutto. Senza scomodare l’evocativa immagine della politica come corpo umano composto di parti che devono collaborare per poter funzionare, anche i corpi dei politici riscuotono da sempre un certo interesse.

Dai recenti tremori di Frau Merkel all’atletismo di Putin cavallerizzo o judoka di esempi se ne potrebbero citare tanti.

Non più tardi di qualche settimana fa, l’esordio balneare del corpo in mutande e mojito del Ministro degli Interni italiano ha destato in molti un moto di stupore o di nostalgia. Sui social impazzavano le immagini di lunghe braghe democristiane sulle spiagge nei primi anni ’50 da contrapporre agli eccessi smodati della contemporaneità – come se non fosse possibile neanche immaginare una terza via tra la castità parrocchiale pre-boom economico e la crassa trivialità ostentata al Papeete.

Certo, in un paese che ha vissuto vent’anni e più di berlusconismo questa storia del corpo tra bandane lisergiche e cure miracolistiche – per tacere di tutto il resto – non suona affatto nuova.

A ben pensarci, oltre alle dualità che oggi è diventata cortocircuito tra corpo pubblico e privato, linguaggio verbale e non, il discorso è ben più complesso: se il corpo è tutto, o è dappertutto, perchè non chiedersi allora non solo gli effetti che produce sull’opinione pubblica ma anche, viceversa, che ruolo giocano le immagini dei politici nella nostra immaginazione e come vengono restituite.

Nel convegno annuale Metaphor Festival appena conclusosi all’Università di Amsterdam e organizzato dal Metaphor Lab – laboratorio che si occupa di studiare gli usi e gli effetti delle metafore in diversi contesti, dalla demenza senile alla letteratura di genere – un intervento molto apprezzato è stato quello di Charles Forceville, professore ad Amsterdam ed esperto di Media Studies.

Charles Forceville e Nataša van de Laar sono coautori di uno studio dedicato alle metafore nelle vignette satiriche su Geert Wilders, politico sovranista olandese in auge fino a qualche tempo fa, famoso per la sua chioma ossigenata à la Trump e per le proprie posizioni nativiste, anti-islamiche e filosemite.

Analizzando un campione relativamente limitato di vignette composte tra il 2006 – anno in cui fu fondato il PVV – e il 2017, i due accademici si sono accorti di alcune cose: Wilders, il più controverso ed esuberante politico olandese, è quello che compare più frequentemente nelle caricature satiriche rispetto ai più “ingessati” colleghi

Il fondatore e leader del Partito per la Libertà di volta in volta assume le sembianze di una sposa, un cane, un bambino, un mostro, un crociato o una bomba

Nella maggior parte dei casi, Wilders che vomita, defeca oppure usa un linguaggio volgare censurato attraverso pittogrammi serve a “rappresentare qualcosa di negativo che emana dalla sua stessa persona” – ricorda Forceville – e per “sottolineare la sua estraneità a quello che normalmente si intende per attività politica”.

Uno dei problemi per chi studia questi fenomeni è che il serbatoio a cui si attinge per costruire relazioni metaforiche spesso non è univoco: Wilders ritratto come cane ringhioso che ulula alla (mezza) luna islamica poco a che fare con il Wilders-barboncino portato a spasso da Marie Le Pen.

Ciò che hanno riscontrato Forceville e van de Laar è il fatto che le immagini sono delle scatole cinesi strutturalmente connesse alla cultura di riferimento: se per esempio si fa riferimento al governo attraverso la metafora della nave che va guidata o quella della zattera dei folli alla deriva in mezzo al mare, i fumettisti non raffigurano mai Wilders come un marinaio o un semplice passeggero: moltiplicando i riferimenti, il leader del PVV è una sposa, una zavorra e qualcuno che impreca contro i “mariti” Rutte e Verhagen rematori in un mare in tempesta al tempo del primo gabinetto Rutte.

“2012: The year of the truth.” Berend Vonk,
Trouw 19-9-2011.

Il lavoro da svolgere è ancora enorme: Forceville ci confessa come la sua pionieristica ricerca, legata storicamente al periodo preso in considerazione, dovrebbe essere estesa e aggiornata. Nei Paesi Bassi, un caso interessante potrebbe essere quello di Thierry Baudet, erede in qualche modo dell’eredità di Wilders. Una figura ibrida tra l’ “eversismo” di Wilders e un politico tradizionale e più “ragionevole”, Baudet è ritratto spesso in una maniera più addomesticata, come un belloccio alla prese col suo latinorum.

Un altro terreno di confronto potrebbe essere la comparazione tra personaggi politici assimilabili per certi versi ma appartenenti a diversi paesi. Wilders a parte, il fatto di pensare a un’unione politica come matrimonio leale piuttosto che come focosa relazione tra amanti – un’unione omosessuale ancor più scandalosa per parte dell’opnione pubblica italiana come nel graffito romano Amor vincit Omnia di TvBoy – non è soltanto sintomatico delle relative concezioni e dei tabù di ogni cultura.

Da un primo sguardo, sembrerebbe che mentre alcune fonti d’ispirazione tenderebbero a ripetersi (quelle del bambino, del manovratore, del nazista o dell’uomo primitivo) altre sarebbero specifiche e relative ad ogni contesto: in questo caso, però, va notato che alcune scelte caricaturali sembrerebbero costrette a inaugurare nuovi modelli di riferimento a causa anche dei comportamenti per se stessi poco ortodossi dei politici che ritraggono o per la complessità di situazioni che non possono essere comprese se non attraverso incorporazioni metaforiche (ad esempio una crisi economica vista come disastro naturale).

Ciò che interessa a Forceville e al gruppo di studiosi che su questo lavora è qui il ruolo “capitale” che giocano le immagini nella loro immediatezza. Spesso, più che mille articoli di fondo sulle visioni di un determinato politico, sono proprio le immagini – satiriche o meno – a supplire a una mancanza concettuale o far fronte alle tattiche social per la costruzione e la gestione della propria “immagine” pubblica.

Da analizzare resta ancora tanto, non ultimi gli effetti che tali immagini producono anche sull’immaginazione (e sul voto) dell’elettorato, e non soltanto sul breve periodo.

Del resto, per rimanere ancora in campo metaforico, se la memoria è corta e l’indignazione dura meno di un orgasmo, essere consapevoli del ruolo giocato delle immagini, della satira e delle metafore non è da sottovalutare.