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PHOTOGRAPHY

Destroy my face: il fotografo Erik Kessels ritira la sua provocatoria installazione contro la chirurgia plastica

Il fotografo olandese Erik Kessels ha destato scalpore con la sua ultima installazione fotografica intitolata “Destroy My Face“. Kessels ha ricoperto la pavimentazione di uno skate park con ritratti di donne che si sono sottoposte a chirurgia estetica e poi ha invitato gli skater a divertirsi ed esibirsi, passandoci sopra.

Con la sua opera Kessels intende richiamare l’attenzione  sul fatto che sempre più persone – giovani e anziani – stanno modificando la propria identità esterna. Ciò accade spesso sotto una pressione sociale mascherata, che si diffonde anche attraverso i social media. L’opera “Destroy My Face” consiste in una raccolta di 60 immagini di 4m x 4m, incollate sul pavimento dello Skatepark. Le foto mostrate sono collage di oltre 800 immagini trovate su internet di donne e uomini che hanno in un modo o nell’altro trasformato il loro volto attraverso la chirurgia estetica.

L’installazione è stata aperta al pubblico il 9 settembre, e il lancio è stato pubblicizzato dallo stesso Kessels allo skatepark Pier15 di Breda e al BredaPhoto Festival, il più grande festival fotografico internazionale del Benelux.

“La chirurgia plastica è diventata qualcosa di normale nella società di oggi. Tuttavia, quando vengono esasperati, questi interventi possono provocare deformazioni e trasformare l’umanità in mostri“, scrive BredaPhoto. “L’artista olandese Erik Kessels mette in mostra questi volti archetipici in una sorta di puzzle, da vedere da una visuale molto insolita, dove i visitatori potranno interagire con i volti”.

In molti, però, hanno tacciato l’operazione di misoginia e di incoraggiamento della violenza contro le donne. Un gruppo di fotografi e altri creativi hanno pubblicato una lettera aperta che denuncia l’opera d’arte e ne chiede la rimozione.

“Con un titolo come ‘Destroy My Face’ si suppone che lo scopo del lavoro fosse quello di suscitare una risposta come questa”, si legge nella lettera. “Lo stesso titolo, così come la decisione di collocare l’opera in uno skatepark dove i soggetti fotografati che rappresentano le donne possono essere calpestati, istiga alla violenza. Collocando quest’opera in uno spazio pubblico come lo Skatepark Pier15 si aggiunge un altro insulto al pregiudizio. Gli skatepark e gli altri spazi pubblici dovrebbero essere luoghi aperti e liberi di essere utilizzati da tutti, e dove le persone non dovrebbero essere ridicolizzate o giudicate in base al loro aspetto esteriore”.

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"Listen. Most of us in the Girls Are Awesome community, we know what it is like to feel like outcasts, and we understand the importance of having space in society. Everyone should be accepted. And more than ever before, we should create space for dialogue that finds solutions and doesn’t bash anyone. It’s astonishing to me how this project has made it through so many hands. Not a single person seems to have stepped up enough and said that this might be the wrong approach, or send the wrong message. I highly encourage Pier15 Skatepark, BredaPhoto and especially Erik Kessels to take this public outrage seriously and give future projects more than a second thought. There is a reason why people don’t like what you’ve created, and that reason is not that people are scared of controversy. " @exxistentialist We think the unfolding of the #DestroyMyFace skate-art controversy (and its subsequent closure yesterday) calls for some reflection, and since we couldn’t word it better than our sis Leonie, we wanted to pass her the mic. / xo Hit the link in bio to read her words.

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A causa delle crescenti proteste sui social e dei suoi stessi sponsor, il fotografo ha deciso di rimuovere l’installazione. Sul sito del BredaPhoto Festival, il direttore Fleur van Muiswinkel si dice rammaricato per quanto è successo: “comprendiamo che le persone non amino e addirittura non siano d’accordo con la forma e/o il contenuto di quest’opera. Ma l’intento di Kessels era quello di aprire una discussione sui limiti e le sfere d’influenza della chirurgia estetica, soprattutto per i giovani e con la nuova normalità della cultura della costruzione di un’immagine perfetta da social. Anche la scelta di BredaPhoto di mostrare il progetto in uno skatepark era stata adottata consapevolmente, nonostante fosse provocatoria”.

Il festival fotografico afferma anche di aver invitato i sottoscrittori della lettera a un dibattito pubblico. Gli autori della petizione online hanno però declinato l’invito perché vogliono esplicitamente rimanere anonimi.