Il decreto fiammingo che vieta la macellazione di animali senza stordimento, anche per metodi speciali prescritti da riti religiosi, non è autorizzato dal diritto dell’Unione europea, ritiene l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), Gerard Hogan. Il testo ha avuto l’effetto di vietare la macellazione di animali secondo i riti tradizionali ebraici e musulmani.

L’avvocato generale Hogan ha detto che, sì, gli Stati membri possono adottare norme più severe di quelle previste dal diritto dell’Unione, ma va rispettata la deroga prevista a favore dei riti religiosi, sottolinea.

“Non si può ignorare il fatto che la conservazione dei riti religiosi per la macellazione degli animali è spesso difficile da conciliare con le moderne concezioni di benessere animale. La deroga è, tuttavia, una scelta politica che il legislatore dell’Unione certamente autorizzato a fare”, precisa l’avvocato generale, la cui opinione è generalmente seguita dalla CGUE.

“Ne consegue che la Corte non può consentire che questa specifica scelta politica venga svuotata della sua sostanza in virtù del fatto che alcuni Stati membri adottano misure specifiche in nome del benessere degli animali, che avrebbero l’effetto materiale di annullare la deroga a favore di alcuni membri di confessioni religiose”, conclude.

La CGUE è stata sequestrata dalla Corte costituzionale belga dopo che diverse associazioni ebraiche e musulmane hanno contestato un decreto della Regione fiamminga risalente al luglio 2017, relativo ai metodi autorizzati per la macellazione degli animali. Questo testo ha avuto l’effetto di vietare la macellazione degli animali secondo i riti tradizionali ebraici e musulmani e di richiedere lo stordimento di questi animali prima della macellazione al fine di ridurne la sofferenza.

“L’Unione europea alla quale aderiamo fortemente non può permettersi di infrangere la libertà religiosa. La democrazia si misura prima di tutto sul rispetto delle minoranze e nessuno può mettere in discussione l’integrazione. della nostra comunità in Europa. Voglio credere che anche la CGUE seguirà il nostro ragionamento”, ha già reagito Yohan Benizri, presidente del CCOJB, il Comitato di coordinamento delle organizzazioni ebraiche in Belgio.