The Netherlands, an outsider's view.

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“Deny, Dismiss, Dehumanise”. Le 3D che attaccano il sistema sanitario olandese.

Nel 2011 i medici avevano scoprirono un cancro cervicale alla donna ma la biopsia non si è più trovata. Un caso di malasanità che mette in discussione l'autonomia e la trasparenza del sistema sanitario olandese



Quando Adrienne Cullen è entrata in ospedale nel 2011 per una procedura di crioterapia, credeva che i medici si sarebbero presi cura di lei. Due anni dopo è emerso che quel giorno, tramite una biopsia ora dispersa, i medici avevano individuato un cancro cervicale. Un tumore curabile, se trattato subito, ma che alla fine è diventato letale.

E mentre si sottoponeva ai numerosi trattamenti medici, la donna ha intrapreso una battaglia per far luce sul caso, ricevere le scuse e un risarcimento record di 545.000 euro dall’University Medical Center di Utrecht.

Il libro di Adrienne Cullen, ‘Deny, Dismiss, Dehumanise: what happened when I went to hospital (Nega, ignora e disumanizza: cosa è successo quando sono andata all’ospedale) è stato appena pubblicato in inglese e uscirà in olandese entro la fine di quest’anno.

La donna sperava di sopravvivere fino alla conclusione dell’inchiesta. Sfortunatamente, è venuta a mancare il 31 dicembre 2018. Nel frattempo, l’UMC di Utrecht sta cercando di portare avanti un’indagine interna indipendente, con l’intento di capire cosa sia andato storto.L

La scorsa settimana, durante un incontro per il lancio del libro ad Amsterdam, il dottor Volkert Wreesmann – chirurgo e informatore dell’UMC Utrecht – si è espresso sul caso.

Secondo Wreesmann, la storia di Cullen ha avuto un forte impatto sulla società olandese, poiché ha denunciato l’indifferenza dell’ospedale e tutta la sua negligenza medica: “le cure mediche olandesi necessitano urgentemente di adeguati sistemi di trasparenza informativa”.

“Penso che questo libro servirà come monito per pazienti, medici, dirigenti ospedalieri, autorità di regolamentazione e politici. Soprattutto in un periodo come questo, in cui le politiche favoriscono la centralizzazione del potere a scapito delle libertà delle persone. La lotta orwelliana di Adrienne è un esempio delle gravi conseguenze individuali che tali politiche possono comportare”, ha aggiunto.

Probabilmente la famiglia di Cullen chiederà al Presidente della Repubblica d’Irlanda di regalare una copia del libro al re e alla regina dei Paesi Bassi in occasione della loro imminente visita tra il 12 e 14 giugno a Dublino. Una sorta di provocazione per cercare di capire le intenzioni dei regnanti sulla questione dell’autonomia e della trasparenza nell’assistenza sanitaria olandese.

Nel suo libro la Cullen descrive senza filtri le cure ricevute in una serie di ospedali olandesi.

Confessa di aver sviluppato un certo terrore per le istituzioni e un disturbo post traumatico da stress, sottolineando anche il senso di disagio di fronte ad uno staff che la derideva per non sapersi esprimere in olandese. Descrive i suoi rapporti con i medici dell’UMC di Utrecht e le battaglie con il dipartimento legale della struttura. Fa riferimento al non aver accettato un indennizzo ridicolo e al risarcimento da record vinto per la sua famiglia.

Peter Cluskey, marito della donna e giornalista, spera che la sua storia possa condurre a una vera rivoluzione, sia per quanto riguarda i diritti dei pazienti sia per la trasparenza nei Paesi Bassi.

“Adrienne ha riassunto il trattamento riservatole da UMC Utrecht nei suoi “3D”: nega, ignora, disumanizza “, ha detto. “Credeva che l’unico modo per colpire istituzioni sanitarie tanto negligenti fosse quello della pubblica gogna. Ed è così che ha fatto, attirando la loro attenzione. Spero solo che non si tratti di un cambiamento temporaneo e fine a se stesso”.

Eric Trinthamer, portavoce dell’UMC Utrecht, ha affermato che le indagini sulla biopsia andata persa sono ancora in corso.

“Quello che è successo non ha giustificazioni. È incredibile che l’imperizia dei nostri medici abbia negato alla signora Cullen la possibilità di sopravvivere”, ha affermato. “L’UMC Utrecht lavora ogni giorno per garnatire una politica sicura e trasparente, in cui ogni dipendente dell’ospedale deve sentirsi libero di segnalare un’emergenza. Evidentemente questi sforzi non sono sufficienti. Bisogna prestare più attenzione ai pazienti, bisogna ascoltarli. Solo così si possono prevenire incidenti come quello della signora Cullen”.

A gennaio il primo ministro olandese Mark Rutte ha spedito una lettera a Cluskey, definendo la morte di Cullen “indescrivibilmente tragica“. Una lettera di stima e di supporto per il marito della donna, che è stata pubblicata anche nel libro.






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