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Den Haag, tribunale boccia ordinanza del comune: registrare le lavoratrici del sesso è schedatura. Plauso dal sindacato delle sex workers

Il tribunale di Den Haag ha dichiarato infondato il ricorso del comune contro una precedente decisione dell’Autorità per i dati personali (AP) che riteneva illegittima l’ordinanza che nel 2017 ha introdotto l’obbligo di “schedatura” per le prostitute.

L’ordinanza, diceva AP, violava la privacy perché dettagli sensibili delle lavoratrici venivano archiviati dal comune e condivisi con la polizia. La motivazione ufficiale del provvedimento risiede nel tentativo di arginare il fenomeno della tratta di esseri umani ma a giudizio del tribunale, gli obblighi del governo olandese di contrastare la piaga delle “schiave” per il mercato del sesso non può diventare una sistematica violazione dei diritti umani.

Il sindacato PROUD era parte civile nel procedimento ed è stata assistita in questo dagli avvocati Regien de Graaff e Renske Imkamp.

La delibera prevedeva l’obbligo per le lavoratrici di sostenere un colloquio con il comune, prima di iniziare ad esercitare la professione. Sulla base dell’esito del colloquio il comune avrebbe dato una sorta di nullaosta con la registrazione delle informazioni in un database.

A seguito della protesta di PROUD contro questo metodo, il comune di L’Aia ha sospeso la scorsa estate la procedura di registrazione delle prostitute in attesa del verdetto del tribunale.

“Le lavoratrici del sesso sono a maggior rischio di abusi e discriminazioni nel trattamento dei dati personali”, ha spiegato il tribunale dell’Aia dando ragione al sindacato. 

 

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