The Netherlands, an outsider's view.

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ICC

Den Haag, Julia Sebutinde (ICJ): “Stati africani, non lasciate l’ICC”

La giudice dell'ICJ parla, in una conferenza stampa, del ritiro dei Paesi africani dallo Statuto di Roma



La prima donna africana a sedere presso la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), il giudice Julia Sebutinde, ha descritto la decisione di alcuni Stati africani di ritirarsi dallo Statuto di Roma, il trattato istitutivo dell’ICC -la corte penale dell’Aja- come una grave minaccia per le vittime di atrocità sul suolo africano.

Secondo il giudice, le giustificazioni avanzate dagli Stati, non sarebbero sufficientemente convincenti: “Non posso dire che la Corte penale internazionale, come istituzione, è perfetta”,  ha detto al portale All Africa la Sebutinde, durante una conferenza stampa a Den Haag, in presenza di una rappresentanza di giornalisti di diversi Paesi “ma le accuse che sono state mosse contro di essa, a mio avviso, non hanno senso. Quando analizzo i loro argomenti e li misuro con i fatti, confermo che la mossa non ha senso”.

I governi di Sud Africa e Burundi hanno comunicato al segretario generale delle Nazioni Unite, la loro intenzione di ritirarsi dalla Statuto di Roma, seguiti a stretto giro dal Gambia.

Vi è una crescente preoccupazione che a breve possano aggiungersi altri paesi che hanno ratificato lo statuto di Roma.

Alcuni Stati africani, hanno accusato la Corte di adottare un doppio standard con i Paesi africani e di prenderne di mira i leader. Ma la Sebutinde ha respinto l’argomento, dicendosi delusa dal fatto che queste scuse sono avanzate da leader africani “Tre quarti dei casi sottoposti alla corte non sono stati riferiti da l’Aja ma dai singoli Paesi”.

A conclusione della conferenza stampa, la giudice ha chiesto ai Paesi africani di riconsiderare la loro decisione. I giudici ICC sono indipendenti e l’Africa è ben rappresentata nella composizione della corte.”, ha detto.

Giustizia Sebutindesaid non ci dovrebbe essere impunità dinanzi alla giustizia per qualsiasi leader che commettono atrocità di massa e l’ingiustizia.

 

 

 

 






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