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Den Haag, inizia a la causa contro Shell per violazione dei diritti umani in Nigeria



Inizia oggi al tribunale de l’Aja la causa intentata da quattro vedove nigeriane contro Shell. Accusano la compagnia petrolifera di corresponsabilità per le esecuzioni dei loro mariti da parte del regime militare in Nigeria nel 1995.

Secondo le mogli degli attivisti, Shell avrebbe chiesto più volte al governo nigeriano di agire contro gli oppositori alla presenza degli impianti di estrazione, nell’Ogoniland, a sud della Nigeria. Quando è diventato chiaro che l’esercito stava violando i diritti umani, la Shell non avrebbe fatto nulla per impedirlo, afferma Amnesty International, che assiste le vedove.

Alla fine, nove attivisti, i cosiddetti “Ogoni nine”, furono condannati a morte da un tribunale militare. Uno di questi era il noto scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa.

Il popolo Ogoni protestò all’inizio degli anni ’90 contro l’estrazione di petrolio nella loro parte del delta del Niger, nel sud della Nigeria. Sotto la guida di Ken Saro-Wiwa, chiesero che Shell affrontasse il disastro ambientale causato nella loro zona. E volevano anche una quota maggiore delle rese petrolifere.

L’esercito nigeriano si rivoltò contro i manifestanti e centinaia di persone stando allle organizzazioni per i diritti umani, sono state uccise. Nel gennaio 1993, Shell decise di interrompere la produzione di petrolio in Ogoniland, perché troppo pericoloso per il personale. Ma la compagnia continuava a pompare petrolio nella regione grazie ad un oleodotto che attraversava l’Ogoniland.

Esther Kiobel testimonierà per la prima volta oggi in tribunale per la morte di suo marito, Barinem Kiobel, dopo un tentativo andato a vuoto negli USA: la Corte Suprema americana, infatti, si era detta incompetente per il caso.

L’avvocato delle quattro donne pensa di avere una grande chance con i tribunali olandesi, perché la compagnia petrolifera britannico-olandese ha la sua sede principale nei Paesi Bassi. Le donne chiedono scuse e risarcimento.

‘Dieci anni fa la famiglia di Ken Saro-Wiwa ha ricevuto un risarcimento di 15,5 milioni di dollari da Shell, ma la società non ha ravvisato alcune responsabilità da parte sua. Era un “gesto umanitario”, secondo la Shell, elargire delle somme ai parenti più prossimi per la loro perdita e le spese legali.

Shell continua a negare le accuse. Secondo un portavoce in Nigeria, la Shell non collaborò con le autorità per reprimere disordini e la compagnia petrolifera non incoraggiò in alcun modo la violenza o giocò un ruolo nell’arresto o nella condanna dei nove uomini Ogoni.

La Nigeria è uno dei fornitori di petrolio più redditizi per Shell, ma anche un dossier non privo di problemi: oltre ad un risarcimento record di 70 milioni di euro agli abitanti di un villaggio, Shell è attualmente a processo in Italia per corruzione, insieme ad ENI.



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