La Corte penale internazionale (ICC) ha dato 1 mese a Israele e alla Palestina per chiedere al tribunale di posticipare l’indagine sui crimini di guerra. 

Tuttavia, l’ICC ha posto come unica condizione che entrambi gli Stati debbano riusicre a provare che stanno portando avanti delle indagni interne sul caso.

La procuratrice capo del tribunale ha annunciato, il 3 marzo, che aveva aperto un’indagine approffondita sulla situazione nei territori occupati da Israele. Israele, che non è uno stato membro della Corte dell’Aja, non ha preso affatto bene questa notizia.

Un differimento della questione è stato comunicato il “9 marzo a tutti gli Stati membri dell’ICC, incluso tutti gli Stati a cui spetterebbe la giurisdizione in casi normali – anche Israele e Palestina,” ha comunicato l’ufficio della procuratrice, venerdì.

Infatti, questo meccanismo, permesso dall’articolo 18 dello Statuto di Roma, il documento che ha stabilito il tribunale, dà agli Stati un mese per comunicare ai giudici che stanno indagando su crimini simili a quelli sotto inchiesta dall’ICC.

Dopo di che, gli Stati possono rispondere all’ICC specificando se effetivamente è stata aperta un’indagine interna sui presunti crimini, ed a quel punto possono chiedere alla procuratrice capo di rinviare l’indagine.

Di che cosa tratta questa indagine?

La procuratrice dell’ICC, Fatou Bensouda, ha annunciato che la sua indagine toccherà anche la situazione della Striscia di Gaza, oltre alla Cisgiordania e Gerusalemme Est, territori occupati da Israele dal 2014.

Inoltre, l’indagine si focalizzerà principalmente sul conflitto Israele-Palestina a Gaza del 2014. Però, l’ufficio della procuratrice ha comunicato che indagheranno anche sulla morte dei manifestanti palestinesi dal 2018 in poi.

Secondo Bensouda, ci sono “prove valide” per credere che sono stati commessi crimini da entrambe le parti. Da un parte, le forze di difesa e le autorità israeliane, e dall’altra, Hamas e i gruppi armati della Palestina. L’ufficio della procuratrice è arrivato a questa conclusione dopo aver chiuso 5 anni di indagini sul caso nel 2019.

La risposta dalla Palestina e da Israele

In questo caso, i palestinesi, che sono uno Stato membro dell’ICC dal 2015, erano più che contenti della notizia riguardo l’apertura dell’indagine da parte dell’ICC e hanno dichiarato che non chiederanno il rinvio.

Tuttavia, Israele ha categoricamente rifiutato questa indagine, dichiarando che la Corte non tiene nessuna giurisdizione sui cittadini israeliani.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, un critico vocifero dell’ICC, ha detto che la decisione di aprire l’indagine era “l’essenza del antisemitismo”.  In più, ha dichiarato che Israele era “sotto attacco”.

Eppure, Netanyahu non ha ancora reso chiaro se il suo governo combatterà questa situazione tramite via diplomatica e l’opinione pubblica o se ha intenzione di impegnarsi direttamente con l’ICC.

Infine, anche gli Stati Uniti hanno fortemente criticato l’indagine della Corte penale internazionale, e l’amminstrazione Biden ha espresso sostegno per il suo alleato, Israele.

L’unica corte penale permanente al mondo, l’ICC è stata stabilita nel 2002 con l’intenzione di processare i peggior crimini dell’umanità, nel momento in cui i tribunali locali non hanno intenzioni o poteri abbastanza per intervenire.