The Netherlands, an outsider's view.

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DEN HAAG Humanity House, alla ricerca dell’umanità attraverso gli occhi di un rifugiato



Nella visita alla Humanity House, il museo di Den Haag, dove per una mezz’ora o più si guarda alla vita con gli occhi di un rifugiato, si raggiunge il culmine quando si entra in una stanza dove c’è solo uno specchio; ti ci guardi e non ti vedi riflesso. Perché da quando sei stato evacuato in piena notte dalla tua casa accogliente di Den Haag (nella simulazione) hai perso la tua identità. E no, senza documenti, né permessi, né agenda, né sofinummer. No, non esisti più.

Humanity House è su Prinsengracht, in pieno centro a Den Haag. Questa casa dell’umanità perduta è stata voluta dalla Croce Rossa olandese con il supporto di diverse organizzazioni non governative del paese: il percorso inizia con la schedatura in piena regola di ogni visitatore che, fornito solo di un foglio di riconoscimento temporaneo, inzia da solo la sua avventura. Da solo perché è chiaro fin dall’inizio che la solitudine è il filo conduttore di queste storie di ordinaria umanità che passano a migliaia sotto I nostri occhi.

La città di Den Haag viene evacuata in seguito a delle esplosioni; con in mano il tuo visto per uscire dalla zona di guerra, lasciato da una mano sconosciuta nella buca delle lettere, inizia il tuo piccolo inferno. Prima di lasciare quel mucchio di macerie, che una volta era casa tua, metti la tua scheda di riconoscimento e la tua foto nei file della Croce Rossa, in vista di un possibile ricongiungimento familiare. Poi l’interrogatorio, le mille domande a cui non sai e non vuoi rispondere, il viaggio senza meta, la giornate tutte uguali nel campo profughi.

Scusi, doganiere, mia sa dire per caso dove sono?” chiede il ragazzo uscito dal camion in cui era stato rinchiuso per decine giorni. “Sei in Olanda”. “Ah, bene, allora vuol dire che sono vivo”. È una delle tante storie narrate dalle voci di chi ha lasciato tutto per paura o per necessità, senza avere la minima idea di dove andava, e soprattutto e a fare cosa. “È l’istinto di sopravvivenza” dice lo stesso ragazzo “la voglia di restare vivo che ti spinge a sopravvivere”.

Non andateci a cuor leggero, restereste scossi. Eppure mai come in questi giorni di barconi rovesciati e garage sgomberati, la casa dell’umanità perduta merita una visita.

Martina V.






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