Sabato 19 novembre, una manifestazione autorizzata di autonomi nel centro di Den Haag, si è conclusa prima ancora di iniziare: su 200 partecipanti, 166 sono stati arrestati per aver opposto rifiuto alla richiesta della polizia di scoprirsi i volti.

Il corteo doveva partire alle 16 da Grotekerk e muoversi verso Spui ma la situazione è precipitata da subito: la massiccia presenza di blindati, agenti a cavallo e nuclei in assetto antisommossa non ha contribuito a stemperare il clima.

I manifestanti volevano sfilare indossando sciarpe, kefie e occhiali da sole; secondo loro, la criminalizzazione del movimento e il pugno duro delle istituzioni contro l’attivismo politico antagonista avrebbe reso necessaria questa misura per evitare di esporre i singoli attivisti. La polizia e il sindaco, però, erano di diverso avviso: secondo loro, il rifiuto di sfilare a volto scoperto sarebbe stata una potenziale minaccia all’ordine pubblico.

Alle 17, dopo un’ora di stallo, con manifestanti che scandivano slogan e la polizia che non allentava l’assedio al gruppo, è arrivata la notizia che il sindaco, Jozas van Artsen, aveva bandito il corteo: la polizia ha quindi intimato un “tutti a casa”.

Il gruppo più consistente ha voluto continuare il presidio ma a quel punto, forti del via libera dal comune, gli agenti hanno trasformato l'”assedio” di contenimento in arresto. Dei circa 200, 166 non hanno voluto comunque sciogliere il presidio e sono stati arrestati dagli agenti.

 

 

Motivo degli arresti il rifiuto di lasciare la piazza e il ritrovamento, da parte degli agenti, di fuochi d’artificio, illegali nei Paesi Bassi.