L’Institute for Global Justice dell’Aia, istituito nel 2010 e parzialmente finanziato dalle tasse ha chiuso per mancanza di liquidità. L’istituto è stato istituito per rafforzare il ruolo delle organizzazioni che operano nei campi della pace, della giustizia, dello sviluppo e della sicurezza pubblica, come parte degli sforzi dell’Aia per profilarsi come “City of peace and justice”.

La terza città olandese, sede di 150 organizzazioni internazionali, tra le quali la Corte Penale Internazionale e l’Europol, ambiva con l’Institute for Global Justice a creare un influente think-tank come Chatham House a Londra e Brookings a Washington, scrive il quotidiano Volkskrant. Ma le sue ambizioni erano, evidentemente, troppo grandi: quei centri studi, infatti, possono contare su un’enorme rete di contatti e su un prestigio costruito negli anni.

Il ministero olandese dell’economia versò 17,5 milioni di euro nel progetto in fase di avviamento  ma la condizione era che l’istituto si autofinanziasse entro cinque anni. Secondo la ricostruzione di Volkskrant, poco è stato fatto per raccogliere fondi, dalla nomina dell’americano Abi Williams alla carica di preside nel 2013.

In realtà, scrive ancora il quotidiano, le risorse investite vennero spese in larga parte in stipendi -tra i quali spicca quello dell’ex direttore, già diplomatico e nel giro ONU, di € 223.000.

Oltre agli obiettivi troppo in alto, non supportati da un piano realistico d’azione, il think-tank