pic credit: Aung San Suu Kyi, 8. oktober 2011. Foto: Kjetil Elsebutangen, UD

Aung San Suu Kyi ha difeso l’operato dei militari del suo paese davanti alla International Court of Justice (ICJ) de l’Aja, nella seconda giornata del processo per genocidio, davanti al tribunale ONU, istruito da un gruppo di paesi africani.

Il procedimento, un caso unico per la Corte, massimo organo giurisdizionale dell’ONU, ha visto oggi la premio nobel parlare: “Il Gambia ha presentato un’immagine incompleta e fuorviante della situazione di fatto nello stato di Rakhine”, ha detto Suu Kyi al tribunale delle Nazioni Unite, scrive il portale di Aljazeera,

“Sicuramente il genocidio non può essere considerato l’unica opzione possibile”, ha detto Aung San Suu Kyi sostenendo che gli abusi dei singoli militari sono stati già puniti e che le indagini in corso da parte della magistratura del suo paese, stanno cercando altri responsabili.”

Secondo San Suu Kyi la situazione nella regione era molto complessa e lei sostiene di aver compreso e condiviso la sofferenza dei Rohingya ma a detta della controversa leader, il Myanmar avrebbe solo cercato di riportare ordine in una regione dove militanti indipendentisti stavano cercando l’escalation con l’esercito ufficiale. “

730,000 Rohingya, minoranza musulmana del Myanmar, avrebbero lasciato il paese dall’inizio delle operazioni, nell’estate 2017.