Alla vigilia del World Press Freedom Day di oggi, dedicato ai giornalisti detenuti in Turchia, Amnesty International ha organizzato a l’Aja un’azione intorno alle 22:00: “il giornalismo non è un crimine” recitava una scritta proiettata sulla facciata dell’ambasciata turca a Den Haag, seguita da altre scritte dove si avvicendavano i nomi dei giornalisti in carcere in Turchia.

La proiezione fa parte della campagna globale #FreeTurkeyMedia. Almeno 250.000 persone, tra cui noti giornalisti e fumettisti, hanno partecipato alla campagna per la liberazione dei  giornalisti detenuti nelle carceri turche. Il loro arresto è seguito al tentato colpo di stato del luglio 2016. Inoltre, sono almeno 156 i media chiusi e si stima che circa 2.500 giornalisti e altri operatori abbiano perso il lavoro.

I giornalisti sono accusati di atti terroristici a causa di tweets che hanno inviato, di fumetti disegnati o di opinioni espresse. A causa dello stato di emergenza, è possibile tenere la gente in custodia cautelare senza accuse formali.

Il giornalista investigativo Ahmet Şik, su cui Amnesty International ha focalizzato la sua campagna è dal dicembre 2016 in carcere.

“Il giornalismo non è un crimine”, ha detto il direttore di Amnesty Eduard Nazarski. “Con questa iniziativa vogliamo mettere pressiona alla Turchia affinchè rispetti la libertà di stampa”.

La campagna di Amnesty è stata sostenuta anche da Peter Greste di Al-Jazeera e Mohamed Fahmy, nel 2013 detenuto in Egitto per 100 giorni.