Source pic: public domain

Il giornale “Siasat Daily”, rivista indiana in Urdu, Hindu e Inglese, ha riportato la news di un avvocato kuwaitiano che ha offerto i suoi servizi gratuiti tramite twitter per portare un caso del 1992, il caso Babri Masjid -la vicenda di una moschea distrutta recentemente da estremisti hindu- alla Corte Penale Internazionale (CPI) al l’Aia, in Olanda

Nel 1992, la moschea di Babri Masjid, nel Nord-Ovest Indiano, venne distrutta da un gruppo di attivisti induisti: questo avvenimento segnò l’inizio di alcune violente proteste che continuarono per mesi. La moschea non fu più ricostruita e il processo ai “vandali” si è concluso nel 2019 senza grandi risultati.

Al Shureka su Twitter ha espresso la volontà di affrontare questo caso svariate volte, con l’intenzione di trascinare i colpevoli in Tribunale e far ricostruire la moschea in questione.

L’avvocato è persino entrato in un accesso dibattito virtuale con il presidente dell’associazione legale dei Musulmani Indiani, che ha accusato di non essere stati in grado di difendere la causa a sufficienza. L’india ha gentilmente declinato l’offerta dell’aiuto di Al Shureka, che ha proseguito la sua battaglia solitaria.

Il presidente, dell’associazione, Zafaryab Jilani non ha tardato a rispondere, ricordando a Al Shureka come il mondo arabo ai tempi della demolizione avesse ignorato la situazione indiana.

E’ corretto lanciare campagne, che possono aver un grande ritorno economico per chi le promuove? Il Siasat daily si chiede quanto un avvocato del Kuwait possa conoscere della situazione Indiana, soprattutto provenendo da una nazione che sfrutta milioni di lavoratori indiani e asiatici.

Il giornale si dice molto critico della maniera in cui i paesi del golfo abbiano deliberatamente ignorato i massacri dei musulmani indiani negli ultimi decenni. Anzi, i paesi arabi continuano ad accogliere in visita il presidente Modi, nonostante il trattamento riservato agli abitanti del Kashmir dal governo indiano.