The Netherlands, an outsider's view.

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VLUCHTELINGEN

Defence for Children a 31mag: i piccoli rifugiati sono trattati come adulti. Lili e Howick? L’Olanda espelle due bambini traumatizzati

Martin Vegter, che ha seguito per la ong il caso dei minorenni armeni, spiega il funzionamento del "kinder pardon"



di Massimiliano Sfregola

 

Defence for Children, una ong specializzata nella tutela dei minori vulnerabili non si è arresa all’ottusità della politica: loro hanno sollevato il caso dei piccoli Lili e Horwick, i due bambini armeni che tra appena una settimana dovrebbero essere espulsi dai Paesi Bassi e nonostante le chance di un ripensamento da parte del governo siano ridotte al lumicino, sperano ancora che l’enorme attenzione dei media e la commozione pubblica che ha provocato la vicenda possano cambiare il corso della storia.

“Il problema è stato causato dalla complessa legislazione sul “kinderpardon” (sanatoria per i bambini) introdotta nel 2013 e articolata in un regime transitorio e in uno permanente -dice a 31mag Martin Vegter, esperto di diritto dell’infanzia presso Defence for Children- In quello transitorio, i requisiti erano meno rigidi: bastava provare di aver vissuto nei Paesi Bassi per 5 anni, al I febbraio 2013, per poter accedere alla sanatoria. La metà dei bambini che presentarono domanda, ottennero la regolarizzazione

Ma il problema si è posto, invece, per coloro che non hanno ottenuto la regolarizzazione ma sono stati costretti a fare domanda con la riforma introdotta contestualmente. Secondo la norma, infatti, solo i bambini apolidi o coloro non riconosciuti dallo Stato di origine hanno titolo ad accedere allo status. I bambini, e le loro famiglie, devono dimostrare, infatti, di aver “cooperato con l’espulsione”. Questi casi sono talmente limitati che la norma è, quasi, inapplicabile. E sfortuntatamente, i due fratellini armeni non rientrano nei rigidi parametri imposti dalla legge.

E la situazione dei bambini, la loro integrità fisica e psicologica, non viene tenuta in considerazione? “No, è esattamente questo il problema” prosegue Martin, “nonostante la norma sia stata ispirata dai più autorevoli pareri di pedagoghi nazionali, che suggerivano di tenere il benessere dei bambini come principio ispiratore della disciplina, di questo principio non vi è traccia nella legge.” I bambini, richiedenti asilo, insomma, vengono trattati come gli adulti.

“Nella vicenda di Lili e Howick, le autorità armene li hanno riconosciuti come cittadini del loro Paese, considerato sicuro sugli standard internazionali, così per i Paesi Bassi i traumi che potranno subire dall’espulsione non giocano alcun ruolo, così come è considerato irrilevante che abbiano vissuto 10 anni nei Paesi Bassi“, dice ancora l’esponente della ong.

Il futuro dei due piccoli desta molta preoccupazione per Defence for the Children: “Siamo stati in Armenia nel 2016 e lo standard di accoglienza è lontanissimo da quello dei Paesi Bassi”, dice ancora “La madre è al momento sottoposta a cure psichiatriche nel Paese e non è in condizione di potersi occupare di loro. L’orfanotrofio, se alla fine venissero espulsi, è il solo futuro che li attende”, prosegue Vegter.

Ma non è tutto: il Raad voor kinder bescherming l’autorità presso il Ministero della giustizia olandese che si occupa della tutela dei minori, ha già stilato un anno fa un rapporto sulla loro condizione di salute psichica dei due fratelli. La loro vita nel limbo e l’espulsione della madre hanno già influito negativamente sulla loro psiche, si legge nel documento dell’agenzia governativa. E il loro sradicamento da un luogo dove sono cresciuti ad un altro dove non parlano neanche la lingua, potrebbe avere conseguenze devastanti. Ciononostante, questi pareri non hanno valore vincolante. “Noi ci chiediamo: chi si prenderà cura di loro, quando saranno giunti in Armenia? E le organizzazioni locali, hanno la capacità di poter seguire un caso così complesso?”. Se all’ultimo momento la legge prevalesse su un atto di umanità, sarebbe difficile invertire il corso: “Una volta in Armenia non avremo più alcuna possibilità di valutare in maniera oggettiva la situazione e così, le chance che l’espulsione venga annullata sono prossime allo zero”.

La decisione del Raad van State di respingere la domanda d’asilo, poi, ha avuto conseguenze anche sull’eventualità di sollevare la questione davanti ai giudici di Strasburgo: “Si, il loro legale ha considerato l’ipotesi di presentare ricorso alla Corte europea per i diritti umani ma la decisione del Consiglio di Stato di mercoledi rende, di fatto, scarse se non nulle, le possibilità di un pronunciamento favorevole della CEDU“.

A questo punto non rimane che la politica. L’ultima carta è in mano al sottosegretario all’immigrazione Mark Harbers che ha fatto già sapere di non voler interferire con il caso. “Secondo il sottosegretario non esistono ragioni perchè il governo si esprima in altro modo e il premier Mark Rutte, confermando l’orientamento, si è limitato a dire che il bene dei bambini è stare con la madre, in Armenia”, prosegue Martin. Rutte dimentica di dire, pero’, che una volta giunti nel loro Paese di nascita non sarà la madre ad accoglierli all’aeroporto ma un assistente sociale dell’orfanotrofio di Yerevan, la capitale armena.






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