Le frasi analizzate dal pubblico ministero:
- “Death to the IDF”è
- “But sometimes, sometimes you also have to represent kicking a nazi in the fucking face!”
- “Fuck Andy, fuck the fascists, fuck the zionists. Get out there and fight them. Get out there and meet them in the streets. Get out there and let them know that you do not fucking stand by them. Do you understand me?”
- “Because if you talk shit, you will get banged. Rest in peace Charlie Kirk you piece of shit.”
I filmati con le frasi incriminate, scandite dal pubblico, sono diventati virali sui social media e hanno scatenato un’ondata di polemiche. La polizia ha ricevuto decine di segnalazioni sul concerto e sono state presentate 35 denunce. Anche la sindaca Femke Halsema aveva espresso preoccupazione: «La libertà artistica non può mai significare che gli spettatori o i cittadini di Amsterdam si sentano minacciati o che si inciti all’odio o alla violenza».
Sebbene gli slogan possano essere considerati “provocatori” e “volgari”, la magistratura sottolinea che non è suo compito valutare se le espressioni siano inappropriate o riprovevoli. Secondo l’OM, non vi è alcuna prova di offesa collettiva, incitamento all’odio o discriminazione, né di istigazione alla violenza.
“Si inseriscono nello stile provocatorio del punk”
Per una condanna, spiega l’OM, dovrebbe esserci incitamento all’odio o alla violenza contro un gruppo di persone in base, ad esempio, alla loro razza o religione. Nel caso della frase sui “sionisti”, non risulta che Bob Vylan si riferisse agli ebrei come gruppo. «Il sionismo è un movimento politico e un’ideologia, e tali caratteristiche non sono protette dagli articoli sulla discriminazione», ha precisato la procura.
Il duo non si è nemmeno reso colpevole di istigazione. Secondo la procura, i messaggi devono essere interpretati come appelli all’attivismo e all’impegno politico, coerenti con lo stile espressivo e provocatorio tipico del genere punk.
Inoltre, le dichiarazioni del gruppo, diffuse dai media, «non sono sempre state riportate integralmente o nel giusto contesto». Fuori contesto, ammette la magistratura, «possono dare un’impressione diversa e suscitare domande o emozioni. Tuttavia, è importante che nella valutazione di possibili reati si consideri sempre l’intero contesto».







