Picture credit: google maps

La venue simbolo di Amsterdam, per un periodo è stata il Trouw: nei suoi 5 anni di esistenza, il club di Wibaustraat, sorto nella vecchia sede di un quotidiano dal quale aveva preso in prestito il nome, era riuscito a costruirsi una reputazione internazionale ospitando il meglio della scena elettronica underground.

Ma soprattutto proponendo un concept che superava il perimetro ristretto delle ore piccole del weekend, con un ristorante aperto anche a pranzo e attività culturali di vario tipo per tutta la settimana. A dicembre 2014, con la chiusura del Trouw, che disponeva di una licenza temporanea per 5 anni, in attesa della destinazione finale dello stabile trasformato poi in alloggio per studenti, sembrava che l’esperienza fosse chiusa definitivamente. Invece, a maggio dello scorso anno, garantendo al gruppo che gestiva il Trouw, l’ambita licenza di 24h, il comune di Amsterdam ha tenuto a battesimo il nuovo progetto che ha aperto le porte lo scorso 3 gennaio.

De school, cosi si chiama l’erede del club di Wibaustraat, sorge a West, sul versante opposto della capitale, in un’area periferica difficile, tra alveari di case popolari e elevati tassi di disoccupazione. Il comune sta cercando da tempo di cambiare volto alla zona, una delle ultime della città ancora poco colpita dal processo di gentrificazione. De School, una ex scuola superiore, riprende il concetto del Trouw ma lo spinge un passo oltre: un vero e proprio “post club” dove il dancefloor diventa solo una componente di un complesso di spazi dove vengono organizzate attività di ogni tipo.

Oltre ad una sala concerti, trovano posto una caffetteria, aperta dalla mattina, un ristorante, una palestra e presto aprirà una galleria. Gli ambienti sono minimali, senza orpelli e seguono la linea del “riciclo trendy”, con  strutture ed arredamenti ereditati dalla vita passata dell’edificio. L’idea parte dalla filosofia del riuso temporaneo di spazi già sperimentato da locali ibridi come il Roest e gli stessi lineup del club rispecchiano la filosofia semplice della venue: nessun promoter esterno, poche star e focus su artisti locali. Nelle prime settimane di apertura, si avvicenderanno nomi noti della scena cittadina come Tom Trago, Dekmantel Soundsystem e Interstellar Funk. L’idea, secondo il management intervistato da Resident Advisor, è di sfruttare la licenza no stop per abituare il pubblico a una fruizione totale dello spazio.