CULTURE

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De Nieuwe Anita, il salotto indie sotto casa

di Martina Bertola

 

La storia del De Nieuwe Anita inizia oltre un decennio fa, quando Jeroen e Olga affittano uno spazio vuoto in mezzo a un’area di ex-squat di Amsterdam. L’idea è quella di mettere su un bar che sia anche un centro culturale indipendente, dove amici e chiunque voglia, possa organizzare attività di vario tipo.

Il proposito di creare un bar in stile art-déco naufraga presto: unico testimone di questo tentativo è una vecchia carta da parati francese. Il resto dei mobili entra a far parte dell’arredamento piano piano, qualche tavolo tondo, delle sedie trovate a buon prezzo e un paio di sedili di un treno e i grandi paralumi di cui Jeroen va orgoglioso. L’atmosfera è quella di un salotto ed è questo uno dei punti forti del locale, semplice e informale.

Il De Nieuwe Anita si è fatto presto il nome e le attività che propone sono tante e variegate. Da buon ex-batterista, Jeroen tiene molto a dare spazio alla musica. Vengono a esibirsi dj, gruppi acustici e anche band, che suonano nello spazio sul retro, dove  è organizzato il palco del teatro.

All’inizio non c’era alcun progetto specifico sul cinema, ma da quando incontrano Jeffrey Babcock il lunedì diventa “Cinemanita”.

Jeffrey è il fil rouge di tutti i cinema underground della città. Un critico nomade che si muove da cinema a cinema con un’offerta culturale votata alla guerra contro le pellicole vuote e commerciali.

La prima proiezione venne improvvisata al bar, ma si contarono giusto una decina di spettatori. Non proprio un trionfo ma già alla seconda, i quindici hanno fatto timidamente sperare che qualcosa si stesse muovendo. Poi dai venti si è passati ai quaranta e a quel punto, è stato chiaro a tutti che il “Cinemanita” fosse pronto per salire sullo scranno più alto del locale, ovvero il palco del teatro sul retro. Da allora, ogni lunedì, il cinema è pieno.

Jeroen ammette che quasi mai resta a guardare i film di Jeffrey; è ancora traumatizzato da un vecchio film horror giapponese proiettato ad una delle prime iniziative. Tuttavia sa che il Cinemanita rispecchia lo stile del locale, cioè quello di mostrare arte con dei contenuti. Questo è, infatti, il criterio di selezione delle varie attività culturali.

“Non cerchiamo necessariamente cose oscure o sconosciute” spiega Jeroen “ci inseriamo a metà tra l’underground e il mainstream, diciamo che quello che sentiamo o vediamo ci deve piacere, ma deve avere anche un contenuto. ”

L’atmosfera rilassata e le piccole dimensioni del locale, non pongono barriere tra artisti e pubblico: dopo le performances, non è raro trovarsi al bar a scambiare due chiacchiere con i nomi, più o meno noti, che si avvicendano ogni settimana.

Sul lato musicale, il Nieuwe Anita può contare su una schiera di fedelissimi che non si perdono un evento anche se, non sono pochi, coloro che si affacciano indipendentemente dal dj che suona vecchi vinili o dall’oscura indie band danese del momento.

 

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