di Martina Bertola

 

“Gente che fa la coda per la verdura e per ogni altra cosa […] I bambini si ammalano o sono denutriti, ognuno ha consunti gli abiti e le scarpe. Una risuolatura costa, a borsa nera, 7,5 fiorini; la maggior parte dei calzolai non accettano più clienti, oppure devi aspettare quattro mesi le scarpe, che nel frattempo possono essere scomparse.”

A scrivere queste parole è Anna Frank dal suo nascondiglio sul Prinsengracht nel 1944. Di lì a qualche mese sarebbe morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania. Era marzo e già la situazione ad Amsterdam sembrava terribile, ma niente aveva preparato la città a quello che sarebbe avvenuto l’inverno successivo.

Tra il 1944 e il 1945 i Paesi Bassi vissero uno degli inverni più freddi degli ultimi tempi, ricordato come De Hongerwinter (l’inverno della fame) perchè i civili furono letteralmente ridotti alla fame. Non solo cause naturali o stenti legati agli anni della guerra, questa carestia fu deliberatamente causata dall’intervento umano. All’arrivo degli alleati nelle zone meridionali del Paese da Londra, su richiesta degli inglesi e della famiglia reale olandese in esilio, partì un appello che invitava a distruggere le ferrovie per facilitare l’avanzata alleata. L’appello fu accolto dai cittadini olandesi e l’afflusso di viveri verso le regioni occidentali fu ridotto drasticamente. Secondo alcuni storici, come Jan Cremer, questo fu il vero inizio della carestia che avrebbe messo in ginocchio l’Olanda.

Le forze occupanti aggravarono la situazione: i nazisti in risposta alla distruzione delle linee ferroviarie, imposero un embargo per bloccare i trasporti di cibo diretti all’Olanda.

Fin dal mese di novembre l’inverno si presentò come insolitamente rigido e quei pochi viveri che venivano trasportati per le vie fluviali erano spesso bloccati a causa dei canali ghiacciati.

Durante la ritirata, i nazisti distrussero dighe e ponti allagando coltivazioni e rendendo ancora più difficile i rifornimenti. Nel frattempo le truppe tedesche, anche loro affamate, rubavano il cibo  rimasto ai civili. Queste furono le cause che portarono i Paesi Bassi a mesi di fame e stenti. Le provincie più colpite furono quelle occidentali e a soffrire di più furono le grandi città.

Si contarono tra i 20.000 e i 30.000 morti per denutrizione o per malattie ad essa legati. Le categorie più deboli, anziani e bambini, furono quelle più colpite. Molte famiglie cercarono di mandare i propri figli nelle province dove ancora c’era del cibo, per questo motivo circa 50.000 bambini furono evacuati nel noord o nell’est, dove alloggiavano o in famiglie o in babyhuizen, strutture, spesso clandestine, gestite da volontarie che cercavano di racimolare il cibo necessario per tenere i bambini in salute.

Questa carestia è l’unica in Europa di cui si conoscono con certezza l’inizio, la fine e le conseguenze. Questo perché fu finemente documentata, soprattutto dal punto di vista medico. I registri sanitari del paese furono aggiornati alla fine della guerra e questo permise di studiare gli effetti della malnutrizione  sulla salute.

Ina van der Velde all’epoca aveva dodici anni e nell’intervista che ha rilasciato a 31mag racconta come prima la guerra e poi la carestia abbiano ridotto in ginocchio il paese. Sembra incredibile pensare che meno di cent’anni fa la situazione di Amsterdam e delle zone limitrofe fosse così disperata, dove la normalità era vedere persone morte di fame sui marciapiedi.