Tra il 1° gennaio 2020 e il 1° aprile 2021, la Danimarca ha revocato il permesso di soggiorno ad almeno 380 persone rifugiate siriane, chiedendo loro di tornare nelle zone della Siria considerate sicure dal servizio di immigrazione danese.

A rimetterci sono soprattutto donne e persone anziane che, secondo il governo danese, non corrono abbastanza rischi per “meritarsi” la protezione del Paese, come riporta l’organizzazione per i diritti umani The Syria Campaign. Gli uomini, infatti, rischierebbero l’arruolamento forzato nell’esercito di Assad e pertanto avrebbero diritto a restare in Danimarca.

La decisione è stata presa dal servizio di immigrazione danese, che dal 2019 sostiene che alcune parti della Siria (Damasco e dintorni), siano sicure. Decisione criticata da diverse ONG e da UNHCR.

Per le persone a cui è stata revocata la protezione temporanea ci sono due opzioni: tornare “volontariamente” in Siria o essere trasferiti nei centri per il rimpatrio danesi. Sembra quasi che abbiano la possibilità di scegliere, ma così non è: nel primo caso, una volta tornati nella Siria di Assad, queste persone rischierebbero arresto, tortura e molestie; nel secondo rimarrebbero bloccate in un limbo.

Il fatto che la Danimarca protegga gli uomini dalla coscrizione forzata è  sicuramente un fatto positivo. Anche le donne, tuttavia, affrontano rischi significativi se tornano in Siria: l’arresto e la detenzione arbitraria, la tortura e la violenza sessuale e di genere in prigione. Per questo devono essere tutelate quanto gli uomini. Come riporta The Syria Campaign, ci sono casi in cui alle donne è stato revocato il permesso di soggiorno mentre agli altri membri della famiglia no.

The Syria Campaign riporta la storia di Hiba al-Khalil e Eilaf Alakkad, entrambe rischiano di perdere il permesso di soggiorno.

Hiba al-Khalil (28), è fuggita dalla Siria in Danimarca nel 2015. Recentemente convocata per un secondo colloquio dal servizio di immigrazione, non ha ancora ricevuto novità sul suo caso. La ragazza ha spiegato che il consiglio che ha ricevuto più spesso è quello di sposare un cittadino danese o un residente permanente per poter rimanere nel Paese. “Come è possibile che le donne non sposate si trovino di fronte a questa scelta in un Paese che si vanta della sua parità di genere? Lavoro duramente per realizzare i miei sogni, sto imparando il danese e ottenendo buoni risultati. Pensavo che la Danimarca proteggesse i diritti delle donne, e che qui le donne potessero vivere libere dalle oppressioni”, ha spiegato all’organizzazione.

Eilaf Alakkad (19) è originaria di Damasco ed è arrivata in Danimarca nel 2015, ma recentemente ha ricevuto una lettera del governo, che la invita a tornare nel suo Paese d’origine. Secondo Eilaf Alakkad, la Siria non è un posto sicuro: al momento non ci sono bombardamenti a Damasco, ma avvengono molti sequestri di persona. “Alcune ragazze sono costrette a lasciare la scuola perché i loro genitori sono troppo preoccupati che vengano arrestate o prese in ostaggio da gruppi criminali armati o dal regime. Non voglio tornarci, preferisco andare in un altro Paese per cercare di ottenere l’asilo lì”, ha detto durante l’intervista.

La Danimarca non può limitarsi a proteggere le persone dai bombardamenti, ma deve impedire che vengano arrestate, rapite, torturate. Non ci sono dati pubblici disponibili su chi ha recentemente perso il permesso di soggiorno, ma le persone intervistate da The Syria Campaign e le storie riportate dai media mostrano che la decisione della Danimarca ha colpito in modo sproporzionato le donne, come spiega l’organizzazione e come riporta il Guardian.

Ignorando volontariamente i rischi significativi che le persone affrontano al ritorno in Siria, la Danimarca sta mettendo le donne, e in molti casi anche l* loro bambin*, in grave pericolo.