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Dalle controculture al conformismo: il Paradiso compie 50 anni

La chiesa consacrata alla musica è in mostra all'Amsterdam Museum fino al 19 agosto

di Serena Gandolfi

 

Celebra quest’anno i 50 anni dalla sua nascita lo storico “Cosmic Relaxation Centre Paradiso” meglio noto come “Paradiso”, probabilmente il più noto locale olandese, simbolo degli anni della contestazione.

Oltre 200 foto di concerti e serate esposte all’Amsterdam Museum fino al 19 agosto, ricordano oggi gli albori di quel tempio del Pop europeo.

In realtà di Pop c’era ben poco quando il 30 marzo del 1968 il Paradiso aprì le sue porte. Nacque dall’occupazione di un gruppo hippie trasferitosi a Vondelpark nell’estate del ’67 sull’onda new age della “Summer of Love”. Gli attivisti di allora professavano principi comunitari di nonviolenza, progresso e amore libero.

Il nome Paradiso è un “omaggio” alla precedente vita dell’edificio: fino a quel momento era stata una chiesa abbandonata appartenuta all’ordine religioso della “Vrije Gemeente”, la Libera Congregazione. Successivamente all’occupazione, si trasformò nel più grande tempio della controcultura e della contestazione giovanile. Festival, concerti, dibattiti e avanguardie artistiche animavano le sue sale in cui fermentavano eccessi, disinibizioni e rigetto di ogni norma sociale.

Con il concerto dei Pink Floyd del ’68, si aprì la stagione del progressive rock, allucinazioni psichedeliche e viaggi lisergici. L’ex chiesa vanta il primato di essere stato uno dei primi luoghi in cui era consentita, o per lo meno tollerata, la vendita di droghe. Come racconta la programmatrice del Paradiso, Maz Weston durante la mostra: “La polizia non sapeva come trattare i personaggi stravaganti che frequentavano il posto, gli ufficiali preferivano tenersi a distanza e intervenire solo in caso di scontro”.

   

Giovani da tutto il mondo facevano pellegrinaggi per giungere nel tempio hippie del Nord-Europa. Era il posto dove bisognava essere per musica, droga e libertà. Ma non tutto era amore e fiori: non mancavano gli scontri all’interno del collettivo. Spesso alcuni membri si lamentavano degli “sballati” abbandonati sui divani del locale: va bene la trasgressione ma non bisognava trascurare l’impegno sociale del Paradiso. Vennero organizzati dibattiti e assemblee.  La sinistra olandese: il PSP (Partito Pacifista Socialista), il PPR (Partito dei Radicali) e i laburisti organizzavano lì i collettivi del May Day.

Nel 1974 a seguito della crisi economica, l’enorme centro sociale -nel frattempo legalizzato- si ritrovò in bancarotta e a un passo dalla chiusura. Al grido di “sbarazziamoci degli hippie”  nuovi membri dell’organizzazione diedero una sferzata al locale e con il primo concerto dei Sex Pistols nel ’77 si aprì la stagione del Punk ad Amsterdam.

Tutt’altro tipo di estetica e di attitudine: il pubblico costretto in completi di pelle faceva dondolare creste e piercing in “pogate” che mettevano a dura prova il pavimento. The Stranglers, Blondie e Iggy Pop non vennero risparmiati dal lancio di birre e urla, tipiche manifestazioni d’apprezzamento punk.

    

Negli anni ’80, oltre ad aprirsi alla musica etnica e soprattutto al reggae, importato dai surinamesi che giungevano in Olanda a seguito dell’indipendenza ottenuta, il Paradiso divenne teatro di installazioni e serate di arte sperimentale. Il “Terroristic Congress” di Erik Hobijn e dell’Armsterdam Urban Art Guerrilla affiancando cadaveri di auto a sterco d’elefante fu forse una delle performance più controverse. La contestazione sociale continuò invece con le serate di poesia del movimento Anti-Apartheid. Mentre sul palco si esibivano Metallica, Guns N’Roses, Joy Division e Ramones.

Gli anni ’90 furono quelli dell’elettronica e dei grandi rave party. Nomi come Nirvana, Bjork, Rolling Stones e David Bowie fecero la loro comparsa sulle locandine. Prince, che nell’81 aveva suonato al Paradiso da totale sconosciuto, nel ’95 celebrav il suo successo nell’ex chiesa sfidando lo staff in partite di ping pong.

Nel 2000 il Cosmic Relaxation Centre con 627 eventi organizzati e circa 400.000 visitatori si aggiudicò l’ “Arthur Award” diventando il  “Primo locale europeo”. Calcarono il palco in quel decennio anche White Stripes, Amy Winehouse, Queen of the Stone Age e Lady Gaga.

Oggi il Paradisco è una delle discoteche più famose della capitale. Dj e concerti fanno ancora il tutto esaurito e nel 2016  si contano 1203 serate organizzate.

“La mostra traccia un ritratto della cultura musicale e giovanile che ha attraversato Amsterdam dagli anni ’70. E’ affascinante che un solo edificio racchiuda la storia di tutta la controcultura del tempo” dice Annemarie de Wildt curatrice della mostra.

Oltre alle centinaia di foto, locandine e filmati esposti nelle sale dell’Amsterdam Museum c’è anche un’intera sezione dedicata ai racconti di chi il Paradiso lo ha vissuto in prima persona. Storie di trasgressione di un’epoca consegnata alla storia.

   


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