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Dalle Antille ad Amsterdam: la storia di Noraly Beyer, il volto televisivo dell’altra Olanda

Speaker, autrice e drammaturga nata a Curaçao è stata la prima giornalista di minoranza etnica nei media olandesi

di Serena Gandolfi

Icone non si nasce, si diventa. È questa la storia di Noraly Beyer, giornalista, autrice e drammaturga. Nata nel 1946 a Curaçao da genitori surinamesi, nella sua vita è stata testimone di avvenimenti storici cruciali, gli stessi che l’hanno resa uno dei simboli dell’emancipazione femminile della comunità nera olandese e una della prime speaker televisive originaria delle ex Antille nederlandesi.

Curiosa e intraprendente di natura, Noraly all’età di 11 anni si trasferì nei Paesi Bassi per studiare; dopo aver ottenuto un diploma da insegnante all’Aja, si spostò a Parigi come ragazza alla pari. Il suo sogno era di frequentare lì l’Accademia d’arte, ma l’incontro con quello che sarebbe diventato suo marito e la prima gravidanza ridimensionarono i suoi piani.

Il trasferimento in Suriname e l’inizio della carriera in tv

Nonostante l’impiego in una ditta di ceramiche olandesi, era evidente che Noraly non sarebbe stata destinata ad un’esistenza stabile e ordinaria. Nel 1970, il trasferimento della famiglia in Suriname per il lavoro del marito, rappresentò una svolta nella carriera della Beyer.

Fu proprio nel 1973, dopo tre anni spesi a fare l’insegnante, cha Noraly venne cercata da un amico impiegato alla Televisione Surinamese (STVS). Era in corso uno sciopero generale degli annunciatori e c’era bisogno di volontari disposti a leggere le notizie. Iniziò così, in modo totalmente casuale, la sua carriera da speaker. La collaborazione con l’emittente nazionale durò per diversi anni. Beyer da semplice annunciatrice, divenne redattrice e poi giornalista, fino a quando nel 1980 la storia non fece irruzione nella sua vita.

Il golpe del 1980

Era l’anno del colpo di stato: il generale Desi Bouterse prese il controllo dell’ex colonia olandese. Cominciarono tempi bui per il paese e Beyer si trovava in redazione quando la porta dell’ufficio venne sfondata da sei soldati armati e in divisa. Dopo averla minacciata , lessero un comunicato al suo posto. Noraly capì che da quel momento il notiziario non sarebbe più stato lo stesso. Nei giorni successivi le informazioni furono severamente sorvegliate da un addetto alla censura. Le notizie divennero faziose e poco significative. Era il momento di prendere posizione e Noraly scelse di non mettere più il proprio volto a servizio del regime. Nel 1982 il clima d’odio culminato negli omicidi di dicembre (Decembermoorden) la portò ad abbandonare il paese per fare ritorno in Olanda.

Il lavoro per Radio Nederland Worldwide

Ad accoglierla nei Paesi Bassi furono altre scelte importanti: Radio Nederlands Worldwide le offrì un contratto. Firmare significava mettersi nelle mani del “nemico” e giocarsi ogni possibilità di ritorno nelle terre natie. Radio Nederland era stata infatti la radio ufficiale dell’Olanda nella seconda Guerra Mondiale: il solo ascoltarla per le popolazioni delle ex colonie era una sorta di tabù, impossibile lavorarci. I pregiudizi e il poco lusinghiero appellativo di “voce del tradimento” non la fermarono, accettò e condusse una trasmissione andata in onda fino al 2008.

Correvano gli anni ’80 e Noraly Beyer, ancora una volta, si ritrovò a fare da cartina torna sole per il dibattito pubblico. Nei Paesi Bassi stava infatti montando la questione della scarsa rappresentazione delle minoranze nei media nazionali. La speaker concordava pienamente con la necessità di trovare un ‘Fred Emmer nero’ (famoso giornalista olandese ndr.). Mai però avrebbe immaginato che quando questi nell’85 lasciò il giornale, sarebbe stata proprio lei a sostituirlo. Fu NOS a offrirle un impiego come speaker, un incarico che portò avanti per 23 anni: dal 1985 al 2008, con un’ultimissima apparizione nel marzo del 2018.

Negli studi televisivi olandesi la Beyer doveva dimostrare di essere all’altezza del ruolo nonostante il colore della pelle.

Oggi, Noraly Beyer, sta investendo il proprio talento nel teatro, soprattutto in pièce sociali legate alle storie delle ex colonie. È a capo della fondazione Julius Leef ed è ambasciatrice di associazioni che lavorano per costruire una memoria sulla schiavitù. Nella sua storia si intrecciano le conseguenze del colonialismo olandese, la violenza dei regimi totalitari e la necessità di rivendicare una dignità per la minoranza nera. Icona di queste istanze, Noraly Beyer è riuscita, attraverso il duro lavoro e il coraggio delle proprie scelte, a rendersi portavoce e speaker


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