FASHION

FASHION

Dall’amore per l’hip hop alla moda: l’ascesa del brand Patta

Dopo 15 anni, Guillaume “Gee” Schmidt, co-fondatore del marchio olandese di abbigliamento streetwear Patta, è stanco di raccontare la propria storia. Ma è un racconto che ha dimostrato di essere rappresentativo, riflettendo sulla personalità e l’istinto di Gee e del suo co-fondatore Edson Sabajo.

Dopo essersi incontrati per la prima volta all’inizio del 2000, lavorando al negozio di dischi Fat Beats di Amsterdam, il duo si è unito nel comune amore per la musica hip-hop.

Patta ha aperto le sue porte nel 2004. Situato proprio nel cuore della città di Amsterdam, il negozio è diventato il cuore della scena streetwear olandese. All’inizio l’avventura imprenditoriale nata un poi per gioco era quella di fornire vestiti e calzature a se stessi, ai propri amici e ai familiari.

Il nome stesso Patta deriva dalla comune eredità surinamese di Edson and Gee, dove la parola significa semplicemente “scarpa”. Ma il fascino del marchio va ben oltre il prodotto, essendo diventato una sorta di forza culturale nella città natale e non solo. Nel 2016 il marchio ha aperto il suo primo negozio londinese e uno a Milano inaugurato quest’anno).

Molti dei capi del marchio portano lo slogan “Team Patta“. E’ uno slogan che secondo Gee non è una frase vuota, anche in un’epoca in cui ogni marchio sta lottando per un autentico coinvolgimento della comunità: “Siamo diversi da molti brand che le persone considererebbero i pilastri principali dello streetwear di questi tempi”. Ai suoi occhi, ciò che li separa veramente dagli altri è la loro inclinazione socialmente consapevole e il rifiuto di servire semplicemente punti di riferimento culturali.

Gee evidenzia le loro frequenti collaborazioni con la fotografa olandese Dana Lixenberg, che li hanno uniti in mostre, libri fotografici e magliette. Alcuni degli argomenti trattati sono ciò che ci si aspetterebbe da un marchio fondato su un comune amore per la musica, come Gil Scott-Heron e Master P, mentre altri sono leggermente più vecchi.

Difficilmente possono essere definiti solo. Al contrario il sodalizio funziona proprio perché i due continuano a divertirsi. Come racconta Gee: “Tendenzialmente mi piacciono le collaborazioni che sono un po’ più stravaganti. Mi piace quando le persone reagiscono con “Eh? Cosa?””.

Tutte le collaborazioni di grandi prestigio hanno permesso al marchio di crescere, ma la coppia è altrettanto interessata a perseguire percorsi di ricerca creativa.

Recentemente, Gee e Sabajo hanno curando una mostra presso il nuovo centro d’arte di Amsterdam Het HEM, che mira ad essere l’equivalente del MoMA PS1 o del Palais de Tokyo. Intitolato W (un omaggio e un riferimento a James Brown), il lavoro si è concentrato sul bricolage all’interno della cultura hip-hop, presentando opere di Rammellzee, Dana Lixenberg e Aria Dean.

Tuttavia, la strada per il successo non è sempre stata facile. “Le porte erano chiuse”, dice Gee. Dopo che la banca gli ha rifiutato un prestito, i due hanno dovuto chiedere un prestito al padre di un amico per aprire il loro primo negozio. Poi è stata la volta degli accordi e i contratti con le i marchi che volevano distribuire,

“A causa del mio aspetto forse”, aggiunge. “Sono un ragazzo nero. Stavamo cercando di inserirci. Eravamo solo noi, due fratelli. Sai, quelle porte chiuse, non sono la cosa più divertente di cui parlare durante un’intervista. Ma erano necessarie perché ci han spinto dove siamo ora. Ci han reso sicuri di quello che facciamo e di come lo facciamo”.

La fortuna di Patta, quella di gestire un business di successo per più di 15 anni non è cosa da poco, soprattutto se si considera che non si tratta solo di fare vestiti, ma anche di rimanere al passo con i tempi.

SHARE

Altri articoli