The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Dalla strada alla passerella: la storia della felpa con cappuccio

Di Steve Rickinson

 

La felpa con cappuccio (hoodie) ha percorso un lungo viaggio dalla strada alla passerella: da capo apparentemente universale nell’ambito della moda e dell’atletica leggera, a simbolo ricorrente di conflitto socio-politico.

Allo stesso tempo adottata dall’alta moda e vista come emblema di criminalità, questo capo d’abbigliamento è arrivato fino all’Het Nieuwe Instituut di Rotterdam nella prima mostra unica nel suo genere. La mostra, intitolata THE {HOODIE} e curata da Lou Stoppard, mira a fornire una propria narrazione dei tempi contemporanei. Affronta temi sensibile come il razzismo, la brutalità della polizia con i giovani, la privacy, la disuguaglianza sociale e tanto altro trovano un denominatore comune in questo indumento apparentemente anonimo (per le masse).

La felpa con cappuccio ha esordito all’interno dell’azienda statunitense Champion ed era parte dell’abbigliamento sportivo. Questo indumento oltre a essere onnipresente tra i giovani in varie sfaccettature, è uno di quegli oggetti unici le cui interpretazioni culturali cambiamo radicalmente in base alla provenienza geografica, età, genere ed etnia.

Siamo riusciti a parlare con Lou Stoppard, la creatrice della mostra THE {HOODIE}, che ci ha spiegato perché è proprio adesso il momento e il luogo perfetto per una mostra di questo genere.  Stoppard racconta a 31 Mag tutto sulla felpa con cappuccio e sulla sua storia: dall’assassinio di Trayvon Martin al suo significato intrinseco di ribellione contro lo stato di sorveglianza.

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Devan Shimoyama, 2 febbraio 2019. Gentile concessione della De Buck Gallery, New York, NY e The Alison Katz Wolfson Family Collection, New York, NY; Aspen, CO.

Quando è stata la prima volta che hai pensato di creare questa mostra? Come sei riuscita a conciliare in una sola mostra la doppia valenza di questo indumento emblema dell’alta moda e della politica?

Durante la mia adolescenza e la mia vita da adulta la felpa con cappuccio era spesso protagonista delle testate giornalistiche. Nel Regno Unito a metà degli anni 2000, c’è stato un periodo di panico generale: era stato appena approvato il provvedimento ASBO secondo cui la felpa con cappuccio non poteva essere indossata in alcune ore o in determinati luoghi, i centri commerciali aveva addirittura vietato di indossarla. In quel periodo i politici avevano dato il via alla campagna “Hug a Hoodie” (Abbraccia un hoodie), in seguito fortemente criticata. Più tardi negli Stati Uniti è salita la tensione dopo l’orribile omicidio di Trayvon Martin, in cui la felpa con cappuccio è stata protagonista. Allo stesso tempo questo indumento stava diventando un capo d’alta moda, segno dell’influenza dello streetwear e dell’abbigliamento sportivo sui marchi di lusso.

Mentre la felpa con cappuccio veniva aspramente criticata dai media come simbolo di criminalità e ribellione, stava diventando un capo di alta moda presente in tutte le riviste di tendenza. Mi sono sentita in dover di raccontare queste storie che, a loro volta, riflettevano questioni sociali più ampie. Questo capo era sicuramente quello che riusciva a descrivere meglio la storia di questa generazione, in termini di moda occidentale. Sono rimasta sorpresa dal fatto che nessuno mai prima d’ora avesse pensato di realizzare questa mostra.

Puoi parlarmi di come è nata la mostra all’Het Nieuwe Instituut?

Rotterdam ha una storia florida di subcultura e cultura musicale, mi è sembrata la città perfetta per una mostra di questo tipo. Inoltre ci sono molti artisti olandesi rilevanti, tra cui ovviamente Exactitudes.

Il Het Niewue Instituut si concentra sul design, la cultura digitale e l’architettura. La felpa con cappuccio è un capo d’abbigliamento in cui il design ha giocato un ruolo fondamentale; il digitale, in particolare i social media, è stato importante per la diffusione delle storie e delle proteste; e l’architettura è stata rilevante perché ci induce a pensare alla felpa uno spazio per sentirsi al sicuro o per sparire dal mondo. Non volevo realizzare la mostra in una galleria di moda o una galleria d’arte, l’Het Niewue Instituut era il luogo più appropriato.

Può dirci qualcosa sul percorso espositivo?

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Rick Owens, Mastodon, Autumn/Winter 2016. The Hoodie, 2019. Photo Johannes Schwartz.

L’esposizione racconta molte storie e affronta diverse tematiche: ad esempio, la storia dei capi con cappuccio, la comparsa delle felpe moderne, i problemi degli impianti CCTV e la videosorveglianza, i dibattiti sulla discriminazione razziale e la brutalità della polizia, la sostenibilità della produzione di indumenti, l’abbigliamento e gli stili delle subculture e i diversi movimenti musicali.

L’allestimento segue un ordine vago, spesso le tematiche si sovrappongono così come gli oggetti in mostra: pezzi storici con capi contemporanei, fotografie a fianco di materiali stampati, stampe digitali e opere d’arte. In un certo senso, tutto serve a mostrare quanto l’attuale dibattito sulla felpa con cappuccio sia stato intenso e spesso contraddittorio. Ovviamente, ci sono degli interventi di progettazione all’interno della mostra: ad esempio, i manichini sono posizionati e sistemati in modo da assomigliare ad altri visitatori, piuttosto che a forme espositive convenzionali. Spesso ho notato che i visitatori li scambiano per persone reali. Alcuni dei manichini sono posti come se stessero guardando altri oggetti: la mia intenzione era quella di evidenziare l’istituzionalizzazione di un argomento del genere, portando la felpa in un museo per essere osservata e analizzata.

Il design generale utilizza molto tessuto, come per i muri e le pareti divisorie, il che si riferisce al fatto che la felpa con cappuccio è il prodotto di vari lembi di stoffa. Allo stesso modo, la grafica allude alle marche di abbigliamento.

Negli Stati Uniti in ambito mediatico e politico, la felpa con cappuccio è ha sempre rappresentato quel carattere “criminale” di alcuni individui (principalmente urbani). Puoi parlarci del ruolo di questo capo nella creazione di questo stereotipo?

Penso che questo sia diventata quasi il simbolo per una determinata categoria di persone. Nel Regno Unito a volte la parola “hoodie” indica un giovani uomini della classe operaia. Molti oggetti all’interno della mostra indagano su quali siano stati i fattori che hanno creato questi stereotipi. Alcune opere d’arte sono state una risposta ad eventi che hanno coinvolto direttamente questo capo d’abbigliamento, ad esempio l’opera d’arte di Devan Shimoyama: rappresenta una felpa con cappuccio creata interamente con i fiori, un omaggio a Trayvon Martin.

Ho anche commissionato un lavoro che prendesse direttamente in considerazione le rappresentazioni mediatiche della felpa con cappuccio, come l’installazione cinematografica di Bogomir Doringer. Ha esaminato come titoli, film, video, filmati e social media abbiano contribuito alle creazione di stereotipi. Ho anche inserito all’interno della mostra contenuti generati dagli utenti: ad esempio, i tweet pubblicati dopo la morte di Michael Brown nel 2014. Per evidenziare il ruolo dei media nella diffusione degli stereotipi e per opporsi alle immagini di Brown utilizzate dalla stampa, i giovani di colore hanno iniziato a utilizzare l’hashtag #IfTheyGunnedMeDown, pubblicando un collage di due loro foto: una alla laurea, al lavoro o ad un matrimonio, insieme all’immagine che credevano che i media avrebbero usato se fossero stati uccisi. Nella foto da “morti” indossano spesso catene d’oro e berretti da baseball, fumano o posano con l’alcol, nella maggior parte dei casi indossano abbigliamento sportivo e una felpa con cappuccio.

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Foto di John Akehurst. Lucy + Jorge Orta – Refuge Wear Intervention, Londra, 1998.

Cosa ne pensi della moda utilizzata in senso politico?

Alcuni designer esprimono il loro pensiero politico attraverso i capi d’abbigliamento quali slogan, stampe, ecc. Altri addirittura fanno di ogni loro capo un mezzo di propaganda politica. Un esempio sono i designer che pensano al modo in cui i nostri vestiti possono proteggerci dalla CCTV, dalla sorveglianza o prepararci alla protesta, come Project KOVR e Adam Harvey, entrambi presenti nello show. È da po ‘di tempo che lavoriamo a questo progetto nella mostra, dove è presente Vexed Generation, la pioniera nella realizzazione di capi che rispondevano direttamente alle leggi e ai regolamenti in materia di protesta e sorveglianza negli anni ’90.

 

 

Come ti concili con un capo così politico cooptato dall’alta moda?

Ciò che mi ha colpito quando ho lavorato a questa mostra è la storia della felpa con cappuccio è stata un continuo evolversi. La prima felpa con cappuccio è disegnata dalla Champion per gli sportivi ma venne subito utilizzata anche dai lavoratori. Poi venne indossata dai cantanti hip hop e divenne una componente fondamentale del loro stile. Solo all’ultimo è diventata un capo d’alta moda. La popolarità della felpa è stata alimentata da vari fattori, quali la significativa influenza dell’hip hop sulla moda e sulla cultura e lo stile casual adottato dai lavoratori negli ultimi tempi. A loro volta questo indumento ha dato voce a questioni più importanti: la scomparsa del dress code, della formalità di genere sul posto di lavoro, l’ascesa dei lavoratori freelance e di nuove industrie come quella tech. La felpa con cappuccio ha subito un processo, realizzando così la sua ascesa dalla strada alla passerella.

THE {HOODIE} continua fino al 12 aprile 2020 presso l’Het Nieuwe Instituut di Rotterdam.

Immagine in primo piano: la modella Adut Akech indossa Balenciaga in The Earthwise Issue di i-D, autunno 2018. Fotografia: Campbell Addy. Styling: Alastair McKimm.