Terrazze dell’horeca, parchi e ospedali pieni. Come si conciliano queste situazioni (inconciliabili)? L’assistenza sanitaria mette ancora in guardia contro il “codice nero” negli ospedali, uno scenario in cui l’occupazione negli IC è così alta che i medici devono scegliere chi curare, si chiede NOS. 

Secondo esperti sentiti dal portale, paura e shock non funzionano più come inibitori: Marco Zannoni, direttore dell’Istituto per la sicurezza e la gestione delle crisi nel podcast De Dag di NPO Radio 1, dice che il concetto di “paura” è ormai abbastanza inflazionato. Semplicemente, le notizie sulle nuove varianti e l’idea degli ospedali pieni non hanno più efficacia deterrente come l’avevano nel corso della prima ondata.

Sarebbe, soprattutto, un problema di percezione: per coloro dai quali è lontana l’idea dell’ospedale e del “codice nero”, il problema -semplicemente- non si pone.  Secondo Michel Dückers, professore di crisi, sicurezza e salute, con la Festa del Re di quest’anno, rispetto a quella dello scorso anno, è apparso chiaro che siamo in una “nuova fase della crisi”: Mentre nella prima fase c’era un “enorme potere comunitario” per superare la crisi insieme, la seconda e la terza fase sono diverse: ora c’è disillusione.”Perdono fiducia nel governo e l’uno nell’altro”, dice Dückers. “Quella fase era visibile durante questo lungo inverno”.

“Se le persone stesse hanno l’idea che le cose stanno andando meglio, e se la tua percezione non si adatta più all’immagine del codice nero, allora è difficile prendere sul serio un tale pericolo”.

I rilassamenti sono anche fonte di confusione per molte persone; se il governo revoca le misure, nasce la sensazione che il pericolo maggiore sia passato. “Quel doppio messaggio è davvero complicato”, dice Zannoni. “La gente pensa: se andasse così male, non rilasserebbero le misure”.

Secondo la docente Danielle Timmermans, della VU di Amsterdam, non c’erano alternative: il governo sta allentando delle misure per garantire sostegno ad altre misure.