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Oleodotto in Dakota. Dopo il si di Trump, sale la pressione su ING e ABN Amro: non finanziate quel progetto. Le banche prendono tempo

Le banche ING e ABN Amro sono sotto il fuoco incrociato per il finanziamento del controverso oleodotto in Dakota. Dopo un iniziale stop ordinato dal presidente Obama è arrivato, l’altro ieri, il via libera dalla nuova amministrazione. Entrambi gli istituti di credito olandesi sono coinvolti nella vicenda, il primo per un finanziamento diretto di 120 milioni di dollari, l’altro per essere parte di un fondo di investimento che ha investito, tra gli altri, nel progetto dell’oleodotto.

Ieri pomeriggio, ING ha spiegato in un comunicato stampa, di essere preoccupata per il progetto ma di non poter fare nulla per fermarlo; neanche sospendere l’erogazione dell’importo concordato. “Quello che possiamo fare è usare la nostra influenza per fare in modo che entrambe le parti raggiungano un accordo soddisfacente”. Ma il contratto, quello no, non si tocca. A metà febbraio, ING  incontrerà i leader degli indiani Sioux.

Come dice il portale NOS, l’amministrazione Obama aveva accettato di sospendere il progetto per dare tempo ad uno studio, di approfondire l’impatto ambientale del progetto. Ma Trump non è interessato ad attendere i risultati e ha annunciato di voler rilasciare in fretta le autorizzazioni. ING, ha spiegato che una volta emesse le concessioni non ci sarà possibilità per la banca di ritardare l’erogazione. Il consorzio, del quale la banca olandese fa parte, si è impegnato a contribuire con 2,5 miliardi di dollari. Dei 120milioni dovuti da ING, 60 sono stati già erogati.

 

ABN Amro ha scritto sul suo sito di essere a conoscenza delle preoccupazioni dei Sioux e delle organizzazioni ambientaliste. Un portavoce ha annunciato di aver avuto contatti con i clienti e che la banca ha già chiesto un incontro con gli indiani. “Finanziamo il progetto, ma possiamo influenzarlo.”
erlijkegeldwijzer.nl portale di un’associazione di consumatori per il “banking etico”, ritiene -invece- che le banche olandesi abbiano la possibilità di fermare il finanziamento. Qui l’appello ai correntisti e la lettera di protesta da inviare alle banche

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